Riflessioni…

Un diciannovenne, di nome Simone, onesto, lavoratore, pecora nera di un gruppo di pecore bianche che hanno sempre fatto vai e vieni dalla prigione, l’unico che aveva a cuore l’idea di crearsi un futuro onesto, dignitoso, magari sposarsi a breve; l’unico che combatteva ogni giorno contro la “tradizione” di famiglia. Figlio di fruttivendolo, vendeva anche lui, col suo camioncino, prodotti ortofrutticoli per le strade di Rosolini e nel frattempo comprava i suoi sogni. Un giorno, di ritorno dal lavoro sul suo ormai vecchio camion, insieme al fratello maggiore (delinquente a piede libero) decise di prendere una strada piuttosto che un’altra. LUI decise, non la volontà di Dio! E perse entrambe le gambe in un incidente. Amputate. Strappate. Morte. Dissolte. SFRACELLATE. E con esse anche i suoi sogni e la sua gioventù.
E cosa direbbe la maggior parte della gente? Menomale che è ancora vivo. Dio lo ha salvato!
E perché gli ha tolto le gambe? Perché proprio a lui, esempio vivente di moralità, e non al fratello? Qual’è lo scopo di tutto ciò? E’ stata la volontà di Dio? Allora Dio è un cafone!
No, non è stato Dio, perché Dio ci ha dato il libero arbitrio. Allora noi siamo liberi di fare delle scelte! Perché se ci capita qualcosa di brutto è per le nostre scelte mentre se capita qualcosa di bello il merito è di Dio, o viceversa?
Io credo in qualcosa superiore a noi, magari un alieno, che ci ha creati, ma non credo nel Dio della Chiesa Cattolica. Perché non credo nella Chiesa Cattolica. Corrotta, becera e misera.
Vedere il mondo che soffre, milioni di persone che muoiono di fame, povere, impossibilitate ad avere DIGNITA’, e poi vedere la contentezza di Ratzinger e dei suoi accoliti, che predicano bene e razzolano male, con anelli al dito che da soli basterebbero per estinguere la povertà di tutta l’Africa, che vivono in uno stato di ricchezza assoluto, quando la Bibbia “prescrive” di vivere nella povertà, che coprono preti pedofili, che stanno a guardare genocidi, senza proferir parola, che si macchiano di reati ben più gravi di quello di “non dedicare tempo a Dio”, che controllano le nostre meschine menti, mi mette addosso una rabbia che mi sfracellerei ad un muro per non far più parte di questo mondo, di questa vita surreale. Se Dio è grande e vuole tutto ciò, preferisco diventare agnostico o, peggio, ateo. O magari buddista!

Dedichiamo tempo a Dio, come fanno in Vaticano. Magari diventiamo ricchi sfondati! Chi era quel filosofo che diceva che la religione è l’oppio del popolo? Marx la sapeva lunga. Oggi, la nostra religione si è fusa con un’altra religione: quella della televisione. Oggi tutta la televisione, spazzatura, è l’oppio del popolo e chi ce l’ha e la ridicolizza, rischia di essere considerato un fuori di testa. Con la religione il principio è identico, cambiano solo i termini. Ora, magari darò fastidio o scandalizzerò qualcuno, ma qual’è la certezza che il Dio onnipotente a cui la maggior parte crede e che viene rappresentato da questa chiesa corrotta e miserevole, sia realmente come lo dipingiamo?

E dico un’altra cosa a coloro che farò incollerire: non arrabbiatevi, Dio mi ha fatto scrivere questo post, non è colpa mia!

“Non avrai altro Dio all’infuori di me”,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall’est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

“Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano”.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

“Onora il padre, onora la madre”
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

“Ricorda di santificare le feste”.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che riguargitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice “non devi rubare”
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

“Non commettere atti che non siano puri”
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede:
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice “non ammazzare”
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:
guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.

“Non dire falsa testimonianza”
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:
ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

“Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa”.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri già caldi d’amore
non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore.

Fabrizio De André – Il testamento di Tito (La Buona Novella, 1970)

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