Riflessioni su Rocky Balboa… L’ultimo atto di una leggenda.

Oggi ho riguardato Rocky Balboa. Lo avevo visto al cinema e devo dire che la seconda volta mi ha permesso di notare altre cose che in prima visione non si vedono. Ho pensato di scrivere le mie opinioni personali e pubblicarle, anche se in ritardo rispetto all’uscita del film…

Nel 1975, uno sconosciuto cresciuto nei bassifondi di Hell’s Kitchen, assistette ad un’incontro di Boxe, dove un certo Chuck Wepner, bianco, pugile peso massimo dalla forte potenza, stava sfidando l’allora campione del mondo Muhammad Alì in un incontro valido per il titolo. I pronostici erano tutti a favore di Alì naturalmente, ma accadde qualcosa di inaspettato. Chuck riuscì a resistere ben 15 riprese. Alla nona mandò il Campione al tappeto! Solo altri tre puglili sono riusciti a mandarcelo… Poi per 5 riprese Alì  lo mitragliò finché Wepner non si piegò su un ginocchio. L’arbitro decise che l’incontro doveva terminare lì: KO tecnico. Vinse Alì, ma la sua fu una vittoria sudatissima. Nessuno era riuscito a metterlo in difficoltà come in quel momento.

Il nostro sconosciuto volle allora ispirarsi a questa storia e fu così che nacque uno degli eroi cinematografici di tutti i tempi, colui che per anni ha fatto sognare milioni di persone e che è sempre stato l’esempio lampante della correttezza e dell’onestà: Rocky Balboa. Nel 1976 Sylvester Stallone salì sull’Olimpo Hollywoodiano per la sua storia e divenne uno degli attori più rinomati di tutto il mondo. Il suo film vinse tre Oscar e piacque sia ai critici, che al pubblico.
A distanza di 30 anni, ecco che il nostro Sly ripropone un’altro capitolo, l’ultimo, della saga del pugile di Philadelphia. Il suo è il tentativo di dare lustro e soprattutto un degno finale alla leggenda Rocky, intaccata molto negativamente dal quinto. Tutto sommato ci riesce. Il film non è un capolavoro, ma è il giusto epilogo. Di più non si poteva fare.
Girato in 5 settimane, con un budget limitatissimo, ha molti aspetti che mancano negli altri Rocky, ma che, per questo lo rendono più originale e “umile”. Nessuna scena è stata girata in uno studio cinematografico, nessuna attrezzatura speciale è stata usata, sono state usate solo telecamere a spalla, non sono state usate comparse… tutto è stato naturale. L’incontro tra l’ultracinquantenne Rocky e il campione del mondo Mason Dixon, interpretato dal vero Campione del mondo dei mediomassimi Antonio Tarver, è stato girato durante un vero incontro di Boxe a Los Angeles. Il pubblico era vero e le riprese sono state volutamente fatte con la telecamera usata per girare tutti i combattimenti e mandarli in onda nelle televisioni. I due attori se le sono date veramente. L’effetto è quello di asistere ad un vero incontro di Boxe in tv. Durante le riprese Stallone ha riportato fratture alle mani e ai piedi. Si è allenato duramente per raggiungere la forma. Alla fine è riuscito a rimodellare il suo fisico, anche se i segni del tempo non danno comunque scampo al sessantenne attore.
Il film è incentrato sull'”uomo” Rocky.
Ormai a cinquant’anni suonati non ha nient’altro che un ristorante dedicato alla moglie scomparsa e una rabbia interiore che vorrebbe fare uscire per liberarsene. Rocky vive di ricordi, gli manca Adriana, la va a trovare tutti i giorni al cimitero ed ha un rapporto conflittuale con il figlio che vive all’ombra dell’ex-pugile. Rocky vuole dimostrare, soprattutto a sè stesso, che anche se il corpo invecchia, lo spirito da combattente non muore mai. Sylvester Stallone lancia un messaggio chiaro, forse scontato ma efficace: “Nella vita non è importante saper picchiare, ma saper incassare per poi rialzarsi e rendere tutto più semplice!”. Fondamentalmente questa è la filosofia del personaggio Rocky. L’abbiamo trovata nel primo capitolo; è stata amplificata nel secondo, quando, dopo aver perso il primo incontro con Apollo Creed, si è rialzato e ha vinto la rivincita; l’abbiamo trovata anche negli altri. Era presente anche nel 5, ma le sue bruttezze estetiche e contenutistiche non ce l’hanno fatta notare. Questa è la filosofia dello stesso Sly, che ha voluto a tutti i costi fare il primo, quando tutti non volevano farlo, e ha voluto a tutti i costi dare un degno finale ad un eroe senza tempo con quest’ultimo capitolo.
Possiamo dividere il fil in due parti. La prima parte un pò lenta, è un’introspezione sul dolore di Rocky, sul come la sua vita sia stata spietata con lui. Lo stato d’animo del protagonista è paragonabile a quello di un animale chiuso in gabbia, privato della sua libertà, che grida e che vuole a tutti i costi uscire. Le sequenze sono lente, quasi a  sottolineare il fatto che un cerchio, aperto nel 1976, sta per chiudersi definitivamente. La seconda parte è invece più dinamica. In essa si segue lo stesso filone dei precedenti capitoli: l’allenamento, le musiche, l’incontro finale.
A me il film è piaciuto, non mi aspettavo chissà che, e le mie attese non sono state tradite. L’unica cosa che non mi è piaciuta è stata il doppiaggio, penoso. La mancanza della voce naturale dello Stallone italiano si fa sentire. Solo Ferruccio Amendola riusciva a dare quel tocco in più, quell’atmosfera magica che oggi, purtroppo, è andata via con lui. Deludente l’adattamento, anche perché alcune parti non sono state tradotte. C’è una scena in cui Rocky va alla vecchia palestra e dice “How’s going Mick?”. In italiano l’hanno tralasciata. L’attuale Campione del mondo Dixon non è il classico pugile cattivo come lo erano Clubber Lang e Ivan Drago, ma è un giovane che imparerà a rispettare Rocky e che trova, per la prima volta, qualcuno che riesce a metterlo in difficoltà, acquistando coraggio e umiltà e crescendo come sportivo.
Per concludere, il film è diverso dagli altri cinque capitoli, sia per la storia, sia per le tecniche cinematografiche utilizzate. L’unica cosa che è rimasta è l’umiltà di un eroe immortale, la sua saggezza e capacità di incassare i tanti colpi che la vita gli dà, rialzandosi sempre e comunque. Una conclusione-tributo degna del mito di Rocky; la fine dell’era del macho per Sylvester Stallone.

GRAZIE SLY!!

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3 pensieri su “Riflessioni su Rocky Balboa… L’ultimo atto di una leggenda.

  1. ciao a me roky balboa e un eroe perche quando lo guardo mi da una certa energia di vivere. Io non sono uno che ama tanto amici perche piu o meno sono come roky cerco di fare tutto da solo.Ma roky era grande ciao sei un mito

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