Mi sento fortunato!

Catania si sa, è una città attenta ai problemi sociali, multiculturale, dedita alla legalità sotto ogni suo aspetto, rispettosa degli altri, civile ed educata. A Catania non ci sono code ai semafori, nessuno passa con il rosso e fa sorpassi avventati a destra, nessuno suona in modo inconsulso il clacson allo scatto del verde, tutti sono pronti a lasciarti passare quando attraversi le strisce pedonali. Puoi anche lasciare le chiavi della macchina inserite, stai sicuro che la macchina la troverai dove l’hai lasciata! Catania è la Milano del Sud.

Ieri sera sono andato a trovare amici di vecchia data, approfittando del fatto che mia sorella (che studia là) aveva bisogno di un passaggio. Tutto ok. Perfetto. Fino a Catania logicamente.

Dopo  avere imboccato il fresco e nuovo tratto autostradale appena aperto (Rosolini-Noto), mi trovo a superare Siracusa dopo 19 minuti esatti. Prima ci volevano 45 minuti per arrivarci! Arrivato a Trecastagni, da me ribattezzato Threechestnuts perché rende il posto più figo, per prendere la mia pulzella, e dopo aver imboccato la tangenziale per arrivare a Catania, ecco che iniziano le mie imprecazioni contro una città e una popolazione che non hanno nulla a che vedere con l’utopica descrizione fatta all’inizio di questo post. La tangenziale è un inferno! Soprattutto di domenica sera. Rimango nella mia corsia, e ci manca poco che mi linciano ai miei lati: si comincia con sorpassi avventati a destra, sulla corsia di emergenza, e si prosegue con gente che mette la freccia, mi sorpassa a sinistra (finalmente) poi rientra e sorpassa la vettura che mi precede a destra prendendo dalla corsia di emergenza! Evidentemente i catanesi considerano la corsia di emergenza non una corsia da usare SOLO per le emergenze (motore in panne ad esempio), ma una corsia da usare alla bell’e meglio quando si ha fretta di arrivare: questa è la vera emergenza!

Arrivato alla circonvallazione, tanti motorini i cui conducenti sono tutti senza casco: i capelli hanno la loro importanza vitale, mai sia frantumare lo stucco gelloso che li compone ciocca per ciocca! Comunque sia, arrivo sano e salvo alla mia prima tappa, ovvero la casa di un amico di mia sorella (anche lui di Rosolini), a cui avevamo gentilmente offerto un passaggio. La mia seconda tappa era la casa di mia sorella, dove ci saremmo incontrati con i miei amici, che abitano da quelle parti. Scendo, imbocco la via Gabriele D’Annunzio che, a differenza dell’opera dello stesso intitolata “Il Piacere”, di piacere non me ne procura neanche un po’. Arrivato al primo semaforo con solo tre macchine davanti, riescono a fare scattare di nuovo il rosso dalla lentezza nel ripartire. Infatti dovete sapere che a Catania c’è un’usanza davvero singolare. Una volta scattato il verde, non si pensa a mettere la prima e sgombrare l’incrocio, ma si inizia a suonare forsennatamente. Se uniamo questa singolare bellezza al fatto che quelli che hanno il rosso continuano comunque imperterriti ad attraversare la strada, ecco che viene svelato l’arcano mistero. Al secondo semaforo mi va anche peggio, perché sono riuscito a partire con il verde, ma, per il suddetto motivo (le macchine che con il rosso continuano a proseguire noncuranti) mi trovo in mezzo all’incrocio senza possibilità alcuna di passare. Nel frattempo il mio verde diventa giallo e poi rosso, ma io non me ne accorgo, vista la mia precaria posizione nel bel mezzo dell’incrocio, mentre il rosso degli altri diventa verde! Ed è qua che succede il finimondo. Le macchine provenienti dalla strada perpendicolare alla mia mi trovano in mezzo all’incrocio e mi fanno un casino allucinante. Gestacci, insulti e quant’altro si mixano tra di loro in un tripudio di suoni e strampalate coreografie: viva la vita! Faccio retromarcia e mi riposiziono di nuovo davanti al mio semaforo, che sorridente mi fa di nuovo l’occhiolino verde. Riesco a passare. Finalmente arrivo a casa di mia sorella. La casa di mia sorella è proprio di fronte al carcere. Dopo aver parcheggiato, inizio ad udire grida di felicità  provenire dalle suite dei detenuti, e inizio a pensare che forse erano riusciti ad evadere. Invece esultavano per la partita del Milan contro il Torino. In quel momento il Milan era passato in vantaggio con Ronaldinho! “Che bello!” – penso subito – “la sensibilità sociale di Catania si riflette anche in queste cose. Quale altro carcere dà la possibilità ai propri detenuti di sentirsi ancora parte della società della quale precedentemente erano i principali attori?”. Mi sento felice per loro, un po’ meno per la partita. Finalmente, senza intoppi, ci incontriamo con Valeria, la mia amica. Mi porta a casa sua, parcheggio, scendo dalla macchina, apro il cofano con la chiave, prendo un regalo che le avevo portato e che le dovevo dare da tanto tempo, e ci avviamo verso la sua umile dimora. La serata passa tranquilla, vediamo le foto del suo viaggio di nozze, e si fanno le 00:10. Ci salutiamo e io e la mia ragazza ci avviamo verso la macchina. Vado per mettere le mani in tasca per prendere le chiavi per aprire la portiera e non le trovo. “Saranno nel borsello” – penso immediatamente. Ma nel borsello non c’erano. Vado per tornare indietro a casa di Valeria, perché credevo di averle lasciate da lei, quando una sensazione mi fulmina: “e se le avessi lasciate infilate nella portiera?”. Guardo la portiera a sinistra e non c’erano, guardo quella di destra, idem. Mi avvio verso il cofano: BINGO! Le chiavi erano rimaste inserite là per tutta la serata. Mi si gela il sangue. Guardo Giulia, lei mi guarda, guardiamo le chiavi e, soprattutto, la macchina. Ci stropicciamo gli occhi e rifacciamo il rituale. Il sangue gelato inizia a circolare forsennatamente; sudo. Saliamo in macchina, accendo il motore in rigoroso silenzio, dò un’altra occhiata a Giulia e mi metto ad urlare. No, non ho urlato per aver scoperto che il Torino era riuscito a pareggiare e che quindi l’Inter è sola in testa alla classifica, ma perché avevo ancora la macchina! Questa è stata la mia vera gioia! Adesso lo posso dire con certezza: HO UN CULO ALLUCINANTE! NON MI HANNO FREGATO LA MACCHINA DOPO AVER LASCIATO LE CHIAVI INSERITE NEL BUCO DELLA “SERRATURA” DEL COFANO, MA SOPRATTUTTO, HO EVITATO DI TROVARE QUALCOSA DI GROSSO DENTRO IL MIO BEL BUCHETTO DELLA SERRATURA POSTERIORE!! E considerando il fatto che mio padre avrebbe provveduto ad un suo allargamento sempre crescente fatto di eviscerazioni continue e costanti con tubi da cento (è anche idraulico), posso dire che mi sento doppiamente fortunato!

meraviglia

Le classi ponte sono inutili: ecco perché!

Da Repubblica.it (20 novembre 2008):

I linguisti italiani bocciano le classi-ponte. Attraverso una dettagliata relazione, ben quattro società linguistiche nazionali bollano come “non chiara”, “poco perspicua” e “inefficace” la mozione proposta dal parlamentare della Lega Nord, Roberto Cota, e da altri 26 deputati della maggioranza, sulle classi di “inserimento” per gli alunni stranieri.
L’elenco delle critiche al metodo e alle soluzioni proposte dalla mozione-Cota è lunghissimo e non lascia scampo a troppi dubbi. “E’ opportuno – spiegano gli specialisti della materia – che si continui ad immettere i bambini e gli adolescenti non-italofoni nelle classi normali”.

Gli esperti di Sig (Società italiana di glottologia), Sli (Società di linguistica italiana), Aitla (Associazione italiana di linguistica applicata) e Giscel (Gruppo di intervento e studio nel campo dell’educazione linguistica) attraverso un ampio documento smontano pezzo per pezzo quella che a tantissimi sembra un atto di discriminazione nei confronti dei figli degli stranieri. E contro la “discriminazione transitoria positiva”, come la chiamano gli stessi estensori della mozione, chiamano in causa i principi della Costituzione italiana e la Convenzione sui diritti dell’infanzia, emanata nel 1989 dalle Nazioni Unite. Ecco i motivi.

La premessa. Il problema “vero” dovrebbe essere quello dell’inserimento “di bambini e adolescenti non-italofoni nelle classi della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado con l’obiettivo di favorirne la massima integrazione scolastica”. Secondo le Società scientifiche in questione il problema è posto in termini “non chiari e parzialmente fuorvianti nelle premesse della mozione”. Il perché è presto detto. Il documento elaborato da Cota & company parla di “nomadi”, “alunni stranieri”, alunni con cittadinanza non italiana”, “bambini immigrati” (ed altro) come se si trattasse della stessa cosa “oscurando il tratto rilevante che è quello della conoscenza della lingua italiana”.


Tra gli oltre 500 mila alunni stranieri presenti nelle scuole italiane, infatti, almeno un terzo è nel nostro Paese e si esprime perfettamente in italiano. Il provvedimento andrebbe indirizzato agli “alunni non-italofoni” che andrebbero distinti per fasce d’età visto che l’apprendimento della lingua dipende in primo luogo dall’età. Ma non solo: gli esperti criticano anche i dati (tasso di promozione e ripetenza) degli alunni stranieri utilizzati per giustificare le classi-ponte che, secondo i linguisti, “abbisognano di essere scorporati e ricanalizzati”. La censura non risparmia neppure il cuore del problema: il “diverso grado di alfabetizzazione linguistica” che a loro parere riguarda soltanto le “capacità di scrittura e lettura” anziché “la competenza linguistica” a tutto tondo.

Il metodo. Gli esperti disapprovano la mozione-Cota anche nel metodo, che definiscono “incongruente”. Vincolare l’ingresso degli studenti stranieri al superamento di un test viene considerato “inopportuno” perché non si specifica l’obiettivo: “testare la competenza linguistica in italiano o altri tipi di conoscenze”? E in quale lingua andrebbe formulato il Test? Anche la scadenza temporale entro cui superare il test (il 31 dicembre di ogni anno) viene stigmatizzata perché costringerebbe coloro che non superano la prova (o coloro che arrivano in Italia dopo tale data ma hanno le competenze linguistiche richieste) a rimanere in “classi differenziali” per un intero anno. Ma la proposta delle classi-ponte sarebbe, addirittura, “inefficace e inattuabile” in quanto porterebbe alla formazione di classi di “una o due unità”. E cosa c’entrano le indicazioni di un “curricolo formativo essenziale” con temi che riguardano l’Educazione civica con le competenze linguistiche?

Le proposte. Dopo avere ampiamente criticato e motivato le stesse critiche alle classi-ponte, gli esperti indicano al governo la via da seguire per una soluzione razionale del problema. “Il riordino della materia è auspicabile partendo dalle esperienze maturate sul campo, generalizzando le buone pratiche ed eliminando errori ed inefficienze”.
Dalle esperienze condotte da diversi lustri in scuole e università italiane “è emerso che l’acquisizione di una L2 (seconda lingua, ndr) è tanto più facile, rapida, completa quanto più giovane è l’età del soggetto apprendente e quanto più piena è l’immersione nella nuova realtà linguistica e culturale”. Occorre, poi, fornire, attraverso corsi di aggiornamento, a tutti gli insegnanti italiani gli adeguati strumenti per affrontare il problema e ricorrere al “sostegno linguistico” (facilitatori linguistici) per alunni e genitori sia in classe sia fuori dall’orario scolastico.