Nun c’è ‘n cazzu i fari…

Salve a tutti… (come disse il colonnello quando entrò nella stanza dove 20 persone erano in fila per essere fucilate, salvandole…) come da titolo (per chi non avesse capito c’è scritto che non c’è un organo sessuale maschile da fare) non ho un cazzo da fare… L’estate è finita… un’estate intensissima. Ora è arrivata la noia. Noia a dormire fino a tardi, noia a svegliarsi presto, noia a stare al pc, noia a uscire, noia a stare a casa… Insomma, non so che fare. Mi sento un fiume in piena interiormente, vorrei fare qualcosa, ma niente. Oggi ad esempio, ho preso “La ragazza e l’inquisitore” di Nerea Riesco e ho provato a continuarlo. Mi mancano 100 pagine per finirlo, ma mi è seccato. Allora ho loggato in World of Warcraft, ma dopo due minuti esatti, puffete, mi è seccato. Allora mi sono detto: “perché non gingirelliamo con l’attrezzo guardando un bel pornazzo?”… mi è seccato (non l’attrezzo, sporcaccioni!)… Ho capito cosa ci vuole. Una donna. Un’amica, una troia, una porca, una santa travestita da maiala o una maiala travestita da santa. Però mi secca andare in giro a cercare. Non che a Rosolini non ci sia scelta, anzi… solo che è un casino perché sono rimaste solo le 18enni 😦 e siccome io sono un bravo ragazzo, non mi va di molestarle. Quelle della mia età sono andate via nei loro paesi a ricominciare a studiare, Federica non vuole saperne di farmi compagnia, e io SCLERO!


Dopo tutti questi pensieri, parole, opere e (soprattutto) omissioni, mi è venuto in mente Noam Chomsky. Lo conoscete? Sì, è proprio il paninaro della parallela di casa mia! A parte gli scherzi, mi è venuto in mente proprio quel linguista… il padre fondatore della grammatica generativa. In sostanza colui che affermava che l’uomo è capace di usare espressioni ben formate, generate o specificate ricorsivamente… In sostanza è come se avessimo a disposizione un algoritmo capace di generare un numero infinito di stringhe a partire da un numero finito di regole…


Ma, bando alle ciance, ormai, entrato nella linguistica, non ho potuto fare a meno di ricordare il mitico Ferdinand de Saussure… il padre fondatore della linguistica moderna o strutturalismo. Mi sono così venuti in mente i due concetti su cui si basa la sua teoria: la langue e la parole. In sostanza ognuno di noi riesce a comunicare secondo un predefinito bagaglio di conoscenze linguistiche (langue) che sfrutta per generare la comunicazione verbale e/o scritta mediante la parole, ossia il suo unico ed irripetibile modo di comunicare a partire dalla langue… La langue è il codice, se così possiamo definirlo, la parole, invece, è il modo in cui si usa un codice… Sì, lo so che non centra un cazzo con quello che ho scritto all’inizio, ma siccome nel mio cervello ci sono tante scimmie urlatrici che scalpitano e non mi lasciano in pace, voglio mettere a vostra conoscenza quest’inferno… considerate questo post come uno “stream of consciousness”. Vi ricordate di Virginia Woolf? Una dei maggiori esponenti del modernismo inglese, proprio lei. Mi è venuta in mente anche lei in tutto questo melting pot di idee, frasi, emozioni e chi più ne ha più ne metta… Lei era una grande. Veramente… Mi piaceva come donna, forse perché ha il nasone come me… o forse perché aveva anche lei le scimmie urlatrici…


A proposito di scimmie… sapete che molti linguisti tentano e hanno tentato di insegnare a comunicare ai primati? Molti degli esperimenti di rilievo hanno avuto abbastanza successo, ma se vi aspettate di vedere una scimmia che vi chiede se volete scopare con lei, con sguardo ammiccante, occhio sbarazzino, e lingua che inumidisce le labbra, siete fuori strada. Una delle scimmie più famose è stata Washoe… uno scimpanzé femmina, educata da Allen e Beatrix Gardner, che quando comunicava si considerava parte integrante degli esseri umani, usando un generico NOI per distinguersi dai non umani (insetti, cani, gatti, ecc…) che indicava con LORO. A Washoe è stato insegnato qualcosa mediante l’American Sign Language… in sostanza la scimmia (permettetemi il termine molto generale) riusciva ad generare un nutrito numero di frasi e comunicava con i suoi “genitori” in modo molto semplice. Washoe è morta nel 2007, ma ha lasciato una figlia, Loulis, alla quale ha insegnato il linguaggio da lei appreso… è molto interessante notare che da un tentativo artificioso e sperimentale, Washoe abbia tramandato gli insegnamenti alla figlia, senza nessun aiuto umano…


Io è da tre giorni che cerco di parlare con il mio cane, ma lui non vuole saperne… mi fa sempre le boccacce. Lo odio… Ho pure provato ad insegnargli l’alfabeto che usavamo a scuola per comunicare a distanza usando le dita della mano per formare lettere dell’alfabeto, ma nulla. Sono sconsolato… In compenso però il mio cane riesce a ruttare tranquillamente… fa pure le puzzette! Questo sono riusito ad insegnarglielo… e russa come un boscaiolo che serra la legna!


Bah, ora non so più cosa scrivere, ma da un’analisi approfondita dell’appena partorito testo, si può evincere una cosa: forse è meglio che ritorni a studiare invece di rompere i coglioni in una commiuniti come questa… eccheccazzo!

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