Burus…

burus

Scatola chiusa, buio, claustrofobia… dentro di me. Picchi innevati, laghi ghiacciati, vulcani, meteore… tutto dentro di me. Una bestia che scalpita sempre più forte. Vuole uscire, dominare, ma è in gabbia. Un serpente, lascivo, viscido, mi si attorciglia attorno al collo. Mi rende inerme. La sua coda si insinua dentro la mia gola, in una scena a forte impatto sessuale. Non riesco a parlare, a mangiare, a dormire. Non riesco a ridere. Non sono più io. Sono un clone di ciò che ero tre anni fa. Sono un uomo pieno di maschere. Ricoperto dalla testa ai piedi. Illusione. Mangio manciate di polvere, sniffo piste di assurdo… sogno. Sogno la notte che, timbrando il suo cartellino, sostituisce il giorno. La notte che fa gli straordinari nella stagione invernale e si riposa meritatamente in quella estiva. E’ la notte il mio posto. E iI buio è la mia luce.

Sensazioni…

passione2io7

Un momento.

Mesi di irrealtà. Una irrealtà reale, truce, cinica. Mesi che potrebbero andar via e lasciarti. Saresti contento? Una notte.

Un momento.

Qualsiasi cosa, pericolosa, passionale, gioiosa, che renda la vita meno amara, e rischiari le tue sopite emozioni. Un torrente interiore che ti prenda e ti faccia fuori. La stabilità, che con fatica hai guadagnato e stai guadagnando, potrebbe andar via in un surrogato di eccitazione. Ma la vita è una sola, breve, ingiusta, bella, intensa…

Passione.

Brucia dentro, calda come la lava. Non si spegne. E infiamma.

Ci vorrebbe…

Ci vorrebbe cosa? Un continuo e perpetuo svuotare. Svuotare il tuo corpo dalle paure, donarlo al piacere, all’eccitazione. Basterebbe una scintilla. Forse solo un grado in più. Forse uno sguardo, un contatto. Un gesto fatto in un determinato modo. Basterebbero e bastano a scatenare un ciclone. E nel suo occhio si poserebbero tutte le paranoie, le insicurezze. Rimarrebbe solo il piacere, una sana dose di adrenalina, un infuso letale, animale, che ti sbatta come una barca sulle onde o come un pendolo oscillante che segni la mezzanotte per più di mezz’ora… Un sogno. Un desiderio… ardente, sempre crescente. Una linea robusta e sottile tra la ragione del cervello e quella del cuore. Ti porterebbe ad osare, a rischiare. Ma sarebbe questione di un attimo. Un rifiuto, o una scommessa vinta. Vinta senza catene, senza vincoli, senza problemi. Vincerebbe la bellezza. L’attrazione. Un magnetismo sempre crescente e voluttuoso. Languido. E morirei…

Utilità domestiche…

Avete in mente quando siete sommersi dalle mosche, dai moscerini, dalle zanzare e quello che vorreste è una pistola, un bazooka, un bastone… insomma, qualsiasi cosa che vi permetta di ucciderle? Ecco quello che fa per voi! Un’invenzione d’altri tempi. La morte delle zanzare. L’incubo delle mosche. Così come il cazzuto Mastro Lindo si riversa negli scarichi a far incetta di sudiciume, la “pistola guantata” si occuperà di sfidare a “singolar tenzone” qualsiasi oggetto volante identificato o non…

Adrenalina

Mi giro e rigiro, stanco, nervoso, impaziente. Il mio cervello scivola sempre più in basso, nei meandri di quella che è la mia anima. Sono innaturale, sono pazzo, sono io. Sono la lancetta di un tachimetro che sta per rompersi, mi muovo, oscillo pronto a terminare questa giostra irrequieta. A mettere un punto. Definitivo. Mi fermo a pensare a come sarebbe, a come sarei. Quello che vedo è una foto sbiadita, una faccia indefinita, un corpo in continuo modellamento, una mente in continuo crescendo. Guardo quell’essere portatore di felicità. Scodinzola, mi vuole bene. Sento che mi lecca le gambe. Sembra baciarmi e forse lo sta veramente facendo. O forse mi sta confondendo con un gelato al cioccolato, che a lui tanto piace. Mi squaglio. Mi addormento. Entro in un tunnel vorticoso e mi vengono le vertigini. Il mio corpo inizia a sudare, tremare, sobbalzare al ritmo di BYOB. Inizio a confondere la realtà con l’immaginazione e scopro di averlo sempre fatto, in fondo. Sempre. Incessantemente. Mi vedo come un ammasso di tessuti, sangue color amarena. Sono un cocktail vivente. Le mie viscere mi scuotono dall’interno. Avrei voglia di aiutarle ad uscire fuori, a gridare il loro orrore. Sono chiuse da 26 anni dentro il mio ventre. Fanno un lavoro sporco e non retribuito. Sono gli operai per eccellenza, perché danno la vita per avere la vita.
Mi vengono in mente le cose più disparate: un pene che si lamenta per la perenne posizione a testa in giù, che scalpita di prima mattina, che si illude di poter stare sempre in piedi, vispo e nerboruto; una palla che sogna di poter stare in equilirio, di avere una parte della propria perfezione che combaci con il suolo, che la fissi a terra e non la faccia muovere dopo un sospiro di vento impercettibile; un casco che si lamenta perché ha un nome che è un programma. Un libro che vorrebbe cambiare la propria storia. Una storia sempre uguale già scritta e immutabile.
E mentre penso a tutto ciò, mi sveglio. Mi sento una bomba ad orologeria pronta ad esplodere nel tepore delle mie lenzuola. Pronta a macchiarle di rosso. A bagnarle con il sangue e confondersi con esse. In compenso le viscere otterrebbero il loro giusto e meritato riposo, il mio cane leccherebbe qualcosa di veramente gustoso, che amplifica la sua natura selvaggia facendogli dimenticare chi sono e chi sono stato per lui. La palla raggiungerebbe il suo sogno. Si appiattirebbe per la detonazione e riceverebbe la sua tanto sospirata stabilità. Il pene, come in ogni cadavere che si rispetti, si alzerebbe. Ma lo farebbe senza essere comandato, lo farebbe di sua spontanea volontà. Il libro brucerebbe. Non cambierebbe la sua storia, ma la sua storia non sarebbe più la stessa. E mentre penso a tutto questo mi accorgo di essere in terribile ritardo.

Nun c’è ‘n cazzu i fari…

Salve a tutti… (come disse il colonnello quando entrò nella stanza dove 20 persone erano in fila per essere fucilate, salvandole…) come da titolo (per chi non avesse capito c’è scritto che non c’è un organo sessuale maschile da fare) non ho un cazzo da fare… L’estate è finita… un’estate intensissima. Ora è arrivata la noia. Noia a dormire fino a tardi, noia a svegliarsi presto, noia a stare al pc, noia a uscire, noia a stare a casa… Insomma, non so che fare. Mi sento un fiume in piena interiormente, vorrei fare qualcosa, ma niente. Oggi ad esempio, ho preso “La ragazza e l’inquisitore” di Nerea Riesco e ho provato a continuarlo. Mi mancano 100 pagine per finirlo, ma mi è seccato. Allora ho loggato in World of Warcraft, ma dopo due minuti esatti, puffete, mi è seccato. Allora mi sono detto: “perché non gingirelliamo con l’attrezzo guardando un bel pornazzo?”… mi è seccato (non l’attrezzo, sporcaccioni!)… Ho capito cosa ci vuole. Una donna. Un’amica, una troia, una porca, una santa travestita da maiala o una maiala travestita da santa. Però mi secca andare in giro a cercare. Non che a Rosolini non ci sia scelta, anzi… solo che è un casino perché sono rimaste solo le 18enni 😦 e siccome io sono un bravo ragazzo, non mi va di molestarle. Quelle della mia età sono andate via nei loro paesi a ricominciare a studiare, Federica non vuole saperne di farmi compagnia, e io SCLERO!


Dopo tutti questi pensieri, parole, opere e (soprattutto) omissioni, mi è venuto in mente Noam Chomsky. Lo conoscete? Sì, è proprio il paninaro della parallela di casa mia! A parte gli scherzi, mi è venuto in mente proprio quel linguista… il padre fondatore della grammatica generativa. In sostanza colui che affermava che l’uomo è capace di usare espressioni ben formate, generate o specificate ricorsivamente… In sostanza è come se avessimo a disposizione un algoritmo capace di generare un numero infinito di stringhe a partire da un numero finito di regole…


Ma, bando alle ciance, ormai, entrato nella linguistica, non ho potuto fare a meno di ricordare il mitico Ferdinand de Saussure… il padre fondatore della linguistica moderna o strutturalismo. Mi sono così venuti in mente i due concetti su cui si basa la sua teoria: la langue e la parole. In sostanza ognuno di noi riesce a comunicare secondo un predefinito bagaglio di conoscenze linguistiche (langue) che sfrutta per generare la comunicazione verbale e/o scritta mediante la parole, ossia il suo unico ed irripetibile modo di comunicare a partire dalla langue… La langue è il codice, se così possiamo definirlo, la parole, invece, è il modo in cui si usa un codice… Sì, lo so che non centra un cazzo con quello che ho scritto all’inizio, ma siccome nel mio cervello ci sono tante scimmie urlatrici che scalpitano e non mi lasciano in pace, voglio mettere a vostra conoscenza quest’inferno… considerate questo post come uno “stream of consciousness”. Vi ricordate di Virginia Woolf? Una dei maggiori esponenti del modernismo inglese, proprio lei. Mi è venuta in mente anche lei in tutto questo melting pot di idee, frasi, emozioni e chi più ne ha più ne metta… Lei era una grande. Veramente… Mi piaceva come donna, forse perché ha il nasone come me… o forse perché aveva anche lei le scimmie urlatrici…


A proposito di scimmie… sapete che molti linguisti tentano e hanno tentato di insegnare a comunicare ai primati? Molti degli esperimenti di rilievo hanno avuto abbastanza successo, ma se vi aspettate di vedere una scimmia che vi chiede se volete scopare con lei, con sguardo ammiccante, occhio sbarazzino, e lingua che inumidisce le labbra, siete fuori strada. Una delle scimmie più famose è stata Washoe… uno scimpanzé femmina, educata da Allen e Beatrix Gardner, che quando comunicava si considerava parte integrante degli esseri umani, usando un generico NOI per distinguersi dai non umani (insetti, cani, gatti, ecc…) che indicava con LORO. A Washoe è stato insegnato qualcosa mediante l’American Sign Language… in sostanza la scimmia (permettetemi il termine molto generale) riusciva ad generare un nutrito numero di frasi e comunicava con i suoi “genitori” in modo molto semplice. Washoe è morta nel 2007, ma ha lasciato una figlia, Loulis, alla quale ha insegnato il linguaggio da lei appreso… è molto interessante notare che da un tentativo artificioso e sperimentale, Washoe abbia tramandato gli insegnamenti alla figlia, senza nessun aiuto umano…


Io è da tre giorni che cerco di parlare con il mio cane, ma lui non vuole saperne… mi fa sempre le boccacce. Lo odio… Ho pure provato ad insegnargli l’alfabeto che usavamo a scuola per comunicare a distanza usando le dita della mano per formare lettere dell’alfabeto, ma nulla. Sono sconsolato… In compenso però il mio cane riesce a ruttare tranquillamente… fa pure le puzzette! Questo sono riusito ad insegnarglielo… e russa come un boscaiolo che serra la legna!


Bah, ora non so più cosa scrivere, ma da un’analisi approfondita dell’appena partorito testo, si può evincere una cosa: forse è meglio che ritorni a studiare invece di rompere i coglioni in una commiuniti come questa… eccheccazzo!

Sentenza di condanna per i killer di Federico Aldrovandi… una condanna di carta pesta.

Posto il video che spiega quello che è successo durante il processo agli assassini di Federico Aldrovandi… La sentenza ha condannato i quattro agenti che lo hanno pestato a sangue senza nessun motivo, solo per il gusto di fare i giustizieri della notte… I nomi dei bastardi sono questi: Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri.

Abuso di potere bello e buono, ferocia, insensibilità nei confronti di un povero ragazzo appena diciottenne, incensurato, che chiedeva solo di essere aiutato… Si sono inventati un mare di cazzate, immense, solo per uscire puliti da tutto. Hanno detto che Federico si sia ammazzato da solo, a causa delle droghe che aveva ingerito… Ma alla fine le perizie hanno dimostrato che sul corpo del ragazzo si sono scagliati ben 4 manganelli, e 2 di essi si sono pure spezzati sul suo corpo. Il ragazzo è stato ammanettato, messo a faccia in giù, e picchiato senza ritegno…

Quali sono stati i risultati di questa sentenza? Da un lato non possiamo certo dire che giustizia sia stata fatta. 3 anni e 6 mesi non sono nulla, in confronto al danno che quei 4 animali che si credono poliziotti hanno fatto. L’indulto farà poi tutto il resto, permettendo loro di poter girovagare a piede libero e indisturbati sul territorio già da subito… E il corpo di polizia? Mi viene da ridere, ma non c’è nulla per cui ridere, dato che quegli assassini stanno continuando a lavorare. Non hanno avuto nemmeno la delicatezza di lincenziarli e metterli sulla strada… E’ una vergogna bella e buona, che dimostra ancora una volta come in Italia ci curiamo, e non poco, del Grande Fratello e delle troie che girano in televisione… il resto non esiste, se non è qualcosa che riguarda qualche rumeno o marocchino che ha stuprato una ragazza e l’ha ammazzata. In quei casi il nostro odio smisurato esce, si manifesta. Ci rende xenofobi, patriottici. Vogliamo vedere tutti i clandestini tornare al loro paese… L’Italia deve ritornare agli italiani… basta con le violenze, basta con questi fottuti neri e rumeni che ci rendono insicuri… E se poi all’interno dell’organismo che dovrebbe tenerci al sicuro e PROTEGGERCI si annidano elementi instabili, che amano la violenza, che sono capaci di uccidere una persona indifesa e DISARMATA, solo per il gusto di farlo, che chiamano la centrale e dicono di averle dato tante bastonate, con un tono divertito, suggellando così la loro impresa, questo non ci tange minimamente… anzi, a volte ci diverte. Loro sono poliziotti in fin dei conti, ed esseri umani come Federico Aldrovandi, Carlo Giuliani, Gabriele Sandri non sono nient’altro che facinorosi, disobbedienti, o drogati da estirpare come l’erbaccia, la maledetta erbaccia che fa dannare i poveri contadini che a furia di spruzzare diserbante finiscono per stare male… Ci hanno reso scemi… incapaci di reagire, ribellarci…

Vorrei gridare il mio odio, la mia delusione, nei confronti di una nazione che non mi rappresenta più e che non voglio nemmeno rappresentare…

Spero che qualcuno di quelli che leggeranno questo post incontri uno dei quattro ASSASSINI a piede libero, comunitari, di nazionalità italiana, con o senza la divisa, e trovi il coraggio di sputargli in faccia e andarsene con indifferenza…

Domande teologiche…

Cari amici, oggi ho scoperto una lettera mandata ad un religioso di Radio Maria da un comune ascoltatore. Si parlava di omosessualità, e il religioso prendendo spunto dalla Bibbia, diceva che era un abominio e chiudeva tutte le discussioni al riguardo. Leggetevi il documento paro paro e fatevi 4 risate:

PERCHE’ NON POSSO AVERE SCHIAVI FRANCESI?

DALLE FREQUENZE DI RADIO MARIA UN NOTO RELIGIOSO DISPENSA ALLE PERSONE CHE TELEFONANO INDICAZIONI E CONSIGLI SPIRITUALI TRATTI DIRETTAMENTE DALLE SCRITTURE. QUALCHE TEMPO FA, IN UNA DELLE RISPOSTE AGLI ASCOLTATORI, HA AFFERMATO CHE L’OMOSESSUALITA’ – COME SI LEGGE NELLA BIBBIA (LEVITICO, 18, 22) – E’ UN ABOMINIO E NON PUO’ ESSERE TOLLERATA IN ALCUN CASO. UN ASCOLTATORE GLI HA SCRITTO PER CHIEDERE LUMI SU ALCUNI ALTRI PROBLEMI DI VITA VISSUTA

Lettera del 16 maggio 2009

Caro sacerdote, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore.
Ho imparato davvero molto dal suo programma, e ho cercato di condividere tale conoscenza con più persone possibile. Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione.

Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.

* Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
* Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’ odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?
* So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.
* Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
* Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
* Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
* Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere … La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
* Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
* In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
* Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?

So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondermi a queste semplici domande.
Nell’occasione, la ringrazio ancora per ricordare a tutti noi che i comandamenti sono eterni e immutabili.
Sempre suo ammiratore devoto.