Etimologia dei cognomi dei politici…

Ieri, sdraiato sul letto, con i chiari solchi delle pieghe del cuscino in faccia, che mi facevano sembrare uno zombie affetto da scabbia, mi sono ritrovato nella fase del fancazzismo più totale (e non dovrei visto che sono sotto esami). La “fase del fancazzismo più totale” per me non è nient’altro che staccare la spina del cervello, che abbandona subitaneamente il mondo reale e si rifugia negli angoli più perversi e demenziali della mia fantasia. Ieri, sarà stato il caldo, sarà stata la noia mista ad un sonno che agiva sempre più spudoratamente sulla mia psiche, la testa mi è andata ai cognomi dei politici. Mi sono chiesto se, in un modo o in un altro, i nostri cognomi dicevano qualcosa sulla nostra reale personalità. Mi sono messo a pensare a Berlusconi, Bossi, Maroni, Fini, Gasparri, Di Pietro, Carfagna, Alfano, Schifani, ecc… Mentre elencavo i cognomi, o meglio mentre lo faceva il mio cervello, visto che io ero paralizzato a letto da più di un’ora, ecco che le immagini empiriche di ciò che stavo elencando si facevano vivide e affioravano come un blocco di ghiaccio che si scioglie e galleggia sulla parte di  se stesso che ha già cambiato stato. Vi faccio una panoramica:

Berlusconi: Deriva dal latino Bis-Luscus, che non significa, come si dice da tanto tempo nella rete due volte losco, ma due volte guercio, cieco da un occhio. Il termine latino “luscus”, infatti, originariamente denotava una persona che non ci vedeva bene. Poi, nella lingua italiana, ha preso la connotazione di “sospetto”, ovvero persona di malaffare. Se analizziamo il cognome del cavaliere (con la c minuscola per mia scelta) dal punto di vista latino la definizione “due volte losco” ci sta proprio tutta. Infatti il non vederci può essere inteso anche come non vedere la realtà dei fatti, avere i paraocchi che impediscono di giudicare perfettamente e con coscienza la situazione sociale, politica ed economica che ci circonda. Ed, in effetti, questa definizione “due volte guercio” spiega esattamente quello che il nostro premier dalle gambe corte e il naso lungo sta facendo: guardare ai propri interessi personali, e non vedere i reali problemi del paese. Lo ha fatto sempre e lo continuerà a fare! Se prendiamo il significato attuale di “losco”, allora possiamo dire che è doppiamente losco.

Bossi: Qua l’etimologia del nome può portarci al latino “buxus”, una pianta medicinale, sempreverde, che cresce in territori aridi e rocciosi, che ha sempre bisogno di una regolare potatura per dargli la forma voluta. In effetti Berlusconi è questo che sta facendo con Bossi (il nome è al plurale). Lo forma, lo modella a proprio piacimento, e lui non accenna alla minima reazione. E’ una pianta!

Maroni: Il cognome del neoministro è chiaro. Vediamo di approfondirlo. Il termine latino “maro” significa letteralmente “amico di Bacco“. Bacco, come saprete di certo, è il dio dei vini e dei vizi. E’ praticamente un dio ebbro, ubriaco. Non credete che Maroni sia perennemente ubriaco e ubriacato dal cavaliere (sempre con la c minuscola, peché sennò gli dò importanza)? Il termine italiano, al plurale, invece indica i genitali maschili. Che sia un coglione pure lui?

Fini: Qua ci troviamo di fronte ad una situazione particolare. Da un lato può derivare dal latino “finitus” (finito), e questa definizione ci starebbe tutta, dall’altro sono poche le certezze su questa scelta perché si pensa che derivi dal germanico “fin” (da cui l’inglese FINE) che significa invece “bello, delicato, sottile, minuto”. Mah!

Gasparri: Senza dubbio possiamo ricollegare il cognome del servo del cavaliere ad uno dei tre Re Magi, che portavano doni a Gesù. E lui è sottomesso al suo Gesù. Inoltre il cavaliere ha espresso più volte di considerarsi un santo, e si è pure paragonato a Gesù, quindi il cognome c’azzecca tutto! Tra i doni che Gasparri ha fatto al suo personal Jesus ricordo il suo nome sulla legge che ha permesso a Berlusconi di continuare a tenere Rete 4 (abusiva) sulle frequenze nazionali fino ad oggi, invece di seguire le direttive dell’UE, che aveva obbligato Rete 4 a trasferirsi sul satellite entro il 2004. Il dono è consistito in una riforma che obbligava tutte le reti televisive a passare al digitale terrestre. Così Rete4 resta dov’è fino a quando non si avrà una copertura del 100% sul territorio anzionale… Come Gesùsconi desidera!

Di Pietro: Potrebbe riferirsi ad uno stato di uomo tutto d’un pezzo, una roccia, di pietra. Ed è sempre stato in questo modo. Fermo e risoluto, sin dai tempi di mani pulite. Ma il cognome può indicare un rapporto particolare con Pietro, il “braccio destro di Gesù” (quello vero), per così dire, che tiene in mano le chiavi del Paradiso. Forse con l’opposizione che sta facendo (sono dichiaratamente dipietrista :-D) solo lui può restituirci il “paradiso” in Italia… Paragone azzeccato!

Carfagna: Della bella Ministra delle Pari Opportunità non ho trovato analogie con il latino, ma, alla luce dei fatti che la stanno coinvolgendo, intercettazioni telefoniche tra lei e il premier, che la crederebbero capace di fare un bel pom**no al cavaliere (che schifo!), il quale, per sdebitarsi di cotanta passione, le avrebbe dato il ministero, mi viene solo un’associazione spontanea:

CARFAGNA<->CA(RFA)GNA

Alfano: Il ministro della giustizia dell’attuale governo, che ha dato il suo nome e la sua faccia ad un altro dono recente al cavaliere, quello relativo all’immunità da processi per le alte cariche dello Stato (e solo Berlusconi ne aveva bisogno, visto che è coinvolto in 4 processi), si può semplicemente paragonare ad un sicario, esecutore degli ordini del suo boss. E’ siciliano, punto a favore di questa tesi nell’immaginario collettivo, e somiglia un po’ ad Al Capone. Per questo lo chiameremo Al Fano. Fa paura non è vero? Già mi immagino la scena. L’agrigentino si presenta ai magistrati ed esordisce: “m’ata scassatu la minchia! U picciottu ha travagghiari, nun ci putiti rumpiri i cugghiuna cu sti processi!” (chiaro riferimento a Berlusconi). Traduzione: “Mi avete rotto il pene! Il ragazzo deve lavorare, non potete rompergli i maroni con questi processi!” Ecco Al Fano e Al Capone messi a confronto:

Schifani: Il nome dice tutto. Schif-ani, e gurdandolo in faccia si capisce perché si chiami così. Tra l’altro Travaglio lo ha accostato ad un lombrico. Servito!

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Lettera aperta di un leghista a Umberto Bossi…

Umberto,
mi permetto di darti del tu, ti ho seguito dal 1987 da quando disegnavi le galline per i manifesti di Roma Ladrona, oggi sei scappato di casa, ma io comunque ti aspetto. La porta è aperta. Non ti voto più da quando sei andato con Berlusconi, quello che chiamavi il mafioso di Arcore e allora, se ricordi, tutta la base era d’accordo con te. Non so perché lo hai fatto, non credo per i soldi, per i miliardi che avrebbe usato per comprarti e non credo neanche che tu abbia avuto paura di minacce di morte per te e per la tua famiglia da parte della mafia. Sono cose che si dicono. Sono convinto che abbiano cercato di comprarti e di intimidirti, ma per me tu non sei uno in vendita e hai sempre avuto un certo coraggio.
Io credo che tu abbia abbandonato la Lega delle origini per motivi tattici, per arrivare più presto al federalismo e per questo hai fatto un patto con il diavolo, con chi rappresenta l’esatto contrario della Lega, l’uomo di Dell’Utri e di Licio Gelli, il figlio di Bettino Craxi, l’erede di quell’Andreotti che abbiamo mandato a fanculo nel prato di Pontida in quarantamila quando al vaffanculo Beppe Grillo non ci pensava ancora. Il vaffanculo lo ha inventato la Lega, lo hai inventato tu.
Io penso che Berlusconi, scusa il termine, abbia fottuto te e la Lega e abbia incassato solo lui. Gli hai regalato cinque anni di governo senza cavare un ragno dal buco. Mentre lui ha fatto le leggi per sé, la Lega non ha ottenuto niente, meno di zero. Adesso hai promesso che porterai a casa il federalismo fiscale, se lo otterrai avrai avuto ragione tu. Ma non te lo faranno fare. Non possono chiudere per fallimento il Centro Sud che vive delle tasse della produzione del Nord, ci sarebbe la rivoluzione in Sicilia, in Calabria, in Campania dove le uniche imprese importanti sono la Regione, le province e i comuni. Morirebbero di fame. Il federalismo fiscale avrebbe come conseguenze la rivoluzione e la secessione. Tu lo sai benissimo, e lo sanno anche loro.
Da quando sei con Berlusconi la base ha dovuto ingoiare dei rospi, ma in questa legislatura sono rospi giganti: i sussidi pubblici all’Alitalia, il Ponte di Messina, la spazzatura di Napoli portata al Nord. In tre mesi avete discusso solo di leggi per evitare i processi a Berlusconi, la sicurezza dei cittadini della campagna elettorale è stata sacrificata all’impunità di Berlusconi. I rom c’erano prima e ci sono adesso. I clandestini sbarcavano prima e ora pure. L’unica tassa che rimaneva ai comuni del Nord, l’ICI, è stata cancellata. Le imprese del Nord chiudono, la Lega lo sa bene, per la pressione fiscale, gli anticipi dell’IVA mai rimborsati, l’IRAP e per le mille rotture di balle della burocrazia italiana.
Le nostre aziende chiudono, Umberto, e tu passi il tempo a parare il culo a Berlusconi sperando nel federalismo. Una volta che Berlusconi avrà sistemato i suoi problemi giudiziari potrai scordarti il federalismo fiscale. Spero (lo spero veramente) di sbagliarmi, ma ti troverai con un pugno di mosche in mano e il movimento sfasciato. Se alzerai la voce, Berlusconi ti scaricherà e imbarcherà Veltroni o Casini o tutti e due. E tratterà te e la Lega sulle sue televisioni come oggi tratta Di Pietro.
Mi ricordo una volta nell’Oltrepò Pavese eravamo in trenta ad ascoltarti, parlasti per quelle poche persone per ben due ore. Ci spiegasti come la Chiesa intimidiva i liberi pensatori e come bruciava gli eretici. Sabina Guzzanti avrebbe preso appunti, al tuo posto rimane un’educanda. Non è mai troppo tardi per ritornare indietro da una strada sbagliata.” Dante

Il testo che avete appena letto è stato pubblicato sul sito di Beppe Grillo e dimostra che esistono ancora, e meno male, persone dotate di capacità logico-razionale. Dante non accetta tutto quello che questo governo sta facendo come invece fanno tutti gli altri solo e semplicemente per il fatto di essere di destra. Essere di destra o di sinistra indica modi particolari di pensare il mondo, di analizzarlo, di risolvere i problemi. Ma questa destra non è destra. E’ fascismo, nazismo, dittatura, censura, controllo delle menti, ingiustizia…

Spero proprio che, come c’è Dante, ci siano anche altre persone dotate di spirito d’osservazione (e non c’è bisogno nemmeno che sia acuto) che capiscano che votare e appoggiare Berlusconi solo perché si è di destra è la cosa più assurda che si potesse fare!

Popolo di destra: SVEGLIATI!