La voce della luna… niente di più, solo giustizia e umanità.

Egregi politici italiani,
Scriviamo questa lettera per mettervi a conoscenza di ciò che sta accadendo ad un uomo, ad un imprenditore triestino… stiamo parlando di Marcello di Finizio.
Sono già trascorsi 20 giorni ad oggi (14 aprile 2009) dall’inizio del suo sciopero della fame: unico ed ultimo gesto per far giungere il suo grido di disperazione alle orecchie di chi sino ad ora non lo ha ascoltato.
Chiediamo a Voi quali siano le differenze tra le vittime di un evento catastrofico che ha scosso la sensibilità di tutti noi italiani (il sisma in Abruzzo) e la vittima di un altrettanto catastrofico evento, purtroppo deliberatamente provocato da un gesto di gratuita ed inaudita violenza, quale il rogo doloso del proprio locale. Tutti noi esprimiamo piena solidarietà a coloro che stanno soffrendo in Abruzzo, siamo loro vicini, contribuiamo nel nostro piccolo ad aiutarli e sostenerli. Vogliamo però sapere qual é la differenza tra loro e Marcello. Solo nel numero delle vittime?
Ricordatevi, che Marcello si è svegliato circondato dalle fiamme…
Immaginatevi lo shock che anche quest’uomo ha subito.
Quel fuoco lo accompagnerà e lo tormenterà purtroppo per tutta la sua vita.
Marcello di Finizio tre volte vittima:
• Vittima di un incendio doloso che, in data 14 giugno 2008, ha distrutto completamente il locale, unica sua fonte di reddito.
• Vittima di una mareggiata che gli ha portato via anche l’ultima attrezzatura rimessa in piedi e che gli avrebbe consentito di guadagnarsi da vivere almeno sino a quando il locale non sarebbe stato ripristinato.
• Vittima del contorto meccanismo burocratico-legislativo.
Marcello chiede ciò che ogni essere umano desidera: la dignità di lavorare, che gli è stata negata.
Non solo ha visto il fuoco ed il mare portargli via tutto, ma ora anche lo Stato italiano, con le sue leggi e la sua burocrazia gli sta portando via la sua casa, la sua autovettura, la sua dignità. Cosa resta di quest’uomo?
Noi tutti ci chiediamo:
• Perché a Marcello non è stato dato nessun contributo?
• Perché non sono stati bloccati i suoi pagamenti?
• Perché ha dovuto addirittura pagare la messa in sicurezza ed il suolo pubblico per il cantiere?
• Perché nessuno si sta attivando per dargli la sicurezza di un contratto demaniale più lungo?
Chiede soltanto di poter lavorare e di rimettersi in piedi con le proprie forze.
A Marcello si sta preparando la fossa?
Chi risponderà di quello che accadrà a quest’uomo?
Verrà sepolto nel silenzio?
Qui di seguito proviamo brevemente a riassumere la vicenda di un imprenditore che ha avuto dapprima la “sfortuna” di imbattersi nel gesto di uno squilibrato, e successivamente la disgrazia di rimanere “incastrato” nell’ingranaggio della burocrazia. Infatti l’aspetto più terrificante non è solamente l’atto criminoso in sé, quanto la devastante silenziosa burocrazia. Speriamo in un intervento che possa far smuovere quel qualcosa di utile ad un imprenditore e ad un uomo per ricominciare a vivere, sognare e farci divertire sentendoci fieri di appartenere ad una città che finalmente mette da parte il “no se pol” (“non si può” è una frase, una scusa, troppo spesso usata per definire l’immobilismo vergognoso della burocrazia).

Oggetto
“La voce della Luna”: Bar Ristorante, menzionato anche sulla guida del Gambero Rosso, con intrattenimenti e serate danzanti affacciato sul mare del golfo di Trieste. Un locale apprezzato da tutti coloro che hanno avuto l’opportunità di conoscerlo. Aperto ogni giorno per almeno 20 ore.

Titolare
Marcello di Finizio, una vita spesa nel settore della ristorazione, una grande capacità di rilevare attività che sotto la sua guida sono poi rifiorite. Il precedente locale, il “Round Midnight”, nei pressi del Teatro Politeama Rossetti era diventato un luogo di ritrovo assai apprezzato dagli artisti che, nel corso degli anni e con il ripetersi delle loro esibizioni, amavano tornare a respirare quell’aria che Marcello era in grado di trasmettere.

Evento
Rogo doloso che ha distrutto il locale.

Sunto degli avvenimenti
Il 14 giugno 2008 “La voce della Luna”, unica fonte di reddito di Marcello di Finizio è stata incendiata. Era passata da poco l’alba e Marcello si era addormentato all’interno del locale per recuperare qualche ora di sonno… Le fiamme hanno distrutto tutto.
Il rogo di origine dolosa è stato tempestivamente denunciato in data 14 giugno 2008, denuncia integrata in data 28 agosto 2008 per descrivere nel dettaglio i beni e i documenti contabili bruciati dalle fiamme.
Con la distruzione del locale, ha perso il posto di lavoro anche tutto il personale dipendente (15 lavoratori).
Marcello ha cercato di fare l’impossibile per reperire le risorse finanziarie necessarie per ricominciare a vivere e ridare il posto di lavoro ai dipendenti rimasti disoccupati. Ha tentato di raccogliere libere offerte presso conoscenti e non, peraltro con miseri risultati, nonostante il Sindaco abbia incoraggiato la città ad aiutarlo.
Il locale che Marcello gestisce dal 2001 in concessione demaniale, venne inizialmente gestita dalla Capitaneria di Porto, fu poi passata sotto il controllo della Regione e da poco è il Comune a gestire questo tipo di concessioni.
Gli investimenti che Marcello ha sostenuto nel corso degli anni per “la Voce della Luna” sono stati notevoli e tutti finanziati di tasca propria, non ha mai ottenuto aiuti né contributi regionali. Il locale ha assunto un aspetto decisamente diverso dall’inizio della gestione, era un gran bel biglietto da visita per chi entra a Trieste.
Ci sono stati una serie di incontri tra Marcello e le Autorità locali ma nessuno ha portato conclusioni positive e purtroppo nessuno ha dato un barlume di speranza che qualcosa possa muoversi.
La vicenda demaniale potrebbe assumere l’aspetto della beffa finale: si ipotizza che alla scadenza della concessione – in barba al contratto in possesso di Marcello – si andrà in gara perché forse, ma non è certo, quel contratto “non s’avea da fare”. O meglio “non poteva essere fatto con quelle condizioni”.
Lasciamo immaginare la disperazione di Marcello che da ormai quasi un anno, stremato dal punto di vista psico-fisico, ha trovato la soluzione per riemergere: ci sono finanziatori pronti ad entrare in società a condizione di una concessione demaniale più lunga. Purtroppo però è stato fermato da una burocrazia assurda che prima concede un contratto di 6 anni rinnovabile tacitamente di altri 6 anni e così di seguito, e poi, ad investimenti fatti, dice che forse c’è stato un errore e rimette in gioco tutto e il contrario di tutto.
Non si può giocare così con la vita di una persona.
Non si può portare un uomo, un imprenditore capace e stimato (e garantiamo che, nel settore, Marcello a Trieste è noto a tutti) sull’orlo del suicidio.
Marcello non ha chiesto aiuti economici allo Stato, non ha chiesto scorciatoie o agevolazioni compromettenti, ha sempre costruito tutto da solo e non ha mai chiesto ed ottenuto nessun favoritismo di alcun genere. Anzi, ha sempre trovato sulla sua strada ostacoli e difficoltà (forse le invidie?). Lui chiede solo di lavorare, di fare il suo mestiere. Ma perché questo è così difficile? Perché un imprenditore come Marcello, abile nel trasformare le cose brutte in cose belle, si ritrova a supplicare per avere ciò che gli spetta? Non è assurdo tutto questo?
Ora Marcello sta facendo lo sciopero della fame, ma sempre in modo silenzioso, senza fare rumore. Non vuole offendere o imbarazzare quella stessa burocrazia che però lo sta portando a spegnersi.
La cinica “impotenza” sta lasciando spegnere i sogni, le energie, le capacità imprenditoriali, la vita di un uomo.
Marcello è riuscito a trasformare un brutto anatroccolo in uno splendido cigno bianco. Perché non si vuole ridare il cigno bianco a Marcello? Chi altri lo può meritare se non il suo creatore? Forse il cigno bianco ora fa gola più del brutto anatroccolo!
Tutta l’eventuale documentazione di cui si parla in questa lettera è consultabile da chi ne avesse bisogno per fondati motivi.

Trieste, 14 aprile 2009.

Firma anche tu per dare speranza e dignità ad un essere umano.

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