ACAB? No, AACAB! Federico Aldrovandi, Carlo Giuliani e Gabriele Sandri.

A volte mi chiedo come mi sentirei ad essere un poliziotto. Avrei la mia bella divisa, ogni giorno stirata di tutto punto, bella profumata, senza una sola piega. Andrei in giro con una bella macchina, magari con la Lamborghini che usa la polizia stradale nei pressi di Roma. Che figata! E poi… Poi sarei un eroe, un uomo onesto che cerca, giorno dopo giorno, di rendere GIUSTIZIA al mondo, e di far sì che questa “giustizia” venga rispettata. Mi sentirei un supereroe, un uomo di grande importanza. Ma non la farei pesare quest’importanza, anzi, forse cercherei di mettere a loro agio tutti quelli che mi circondano, tutte le persone che fermerei per strada, tutti quelli che farebbero delle cazzate che DEVONO pagare. Lascerei il manganello a casa, non ce ne sarebbe bisogno! E la pistola? Neppure di quella avrei bisogno… L’unica cosa che necessiterei sarebbe fare bene il mio lavoro, dare il sangue per la giustizia… IO farei così…

Ma siamo sicuri che tutti i poliziotti la pensino al mio stesso modo? Siamo sicuri che quella divisa, per cui ci vorrebbe un certo rispetto, sia riempita da persone valide, da persone che, dall’oggi al domani, preferirebbero morire piuttosto che ammazzare? E ancora, siamo sicuri che quella divisa non venga usata come un pretesto per dominare gli altri?

Recentemente un ultrà, Gabriele Sandri, è stato freddato da un rappresentante della giustizia, così, senza misure… Nel 2001, a Genova, i nostri dipendenti (oltre ai politici, anche loro sono pagati da NOI) si sono scagliati contro una massa di contestatori pacifisti, tralasciando i veri terroristi, i Black Blocks. Hanno picchiato, ammazzato, violentato, distrutto psicologicamente ed umiliato una grande quantità di persone che, purtroppo per loro, si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. Stavano semplicemente esternando il loro pensiero, e, nella Costituzione italiana, è palesemente espresso il diritto di ognuno di avere libertà di parola, di opinione, di credo, ecc… ecc… Hanno maltrattato donne innocenti, le hanno etichettate come meretrici, le hanno fatte mettere in fila col braccio destro alzato, tipica posa nazista, a marciare dentro la cella, mentre loro cantavano una canzone fascista e razzista, e le etichettavano come “bastarde comuniste”. Tra le vittime di questa violenza gratuita anche giornalisti, reporter, professionisti seri ed onesti. Tra le vittime c’era anche un ragazzino, simpatizzante del movimento “no-global”, al secolo Carlo Giuliani, freddato da un carabiniere. In un climax crescente di violenza, è stato lui quello che ha pagato più di tutti.

Il 25 Settembre del 2005, Federico Aldrovandi è stato barbaramente massacrato da quattro poliziotti. Lo avevano fermato e picchiato.

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Nonostante avessero già constatato la morte del ragazzo, solo dopo CINQUE ore hanno avvisato i genitori. Motivo della morte? Malore dovuto ad assunzione di sostanze stupefacenti (tesi poi smentita dagli esami post-mortem). Ed ecco che sorgeva un’altra tesi, altrettanto smentita dalle analisi, secondo la quale le ferite riportate dal ragazzo sarebbero dovute ad atteggiamenti autolesionistici dello stesso. La verità? Il ragazzo è stato più volte percosso da due manganelli, che si sono spezzati sul giovane corpo del diciottenne, fino a provocargli danni che, inesorabilmente, lo hanno portato alla morte. Durante quelle cinque ore, il corpo del ragazzo giaceva a terra, inerme, con la maglietta alzata, con la testa spaccata, senza che nemmeno un lenzuolo lo coprisse. Durante quelle cinque ore, i poliziotti parlottavano del più e del meno, ridendo e scherzando su chi di loro dovesse prendere il portafoglio del ragazzo. Un’indifferenza allarmante. Una crudeltà disarmante. Una vita innocente stroncata al suo inizio, senza che gli autori dell’infame gesto, ad oggi, abbiano pagato. Ma pagheranno mai?

L’abuso di potere è l’unica cosa che rende un poliziotto o carabiniere un criminale. L’abuso di potere è il nemico da combattere. Forse anche per questo non mi è mai passato per la testa di arruolarmi. Forse anche per questo odio qualsiasi forma di violenza e guerra. Forse anche per questo. Per non diventare come la maggior parte delle persone arruolate nelle forze armate. Per paura di abbassarmi al loro livello, e di non riuscire più ad uscire dal quel circolo vizioso (e mafioso) che è la causa di comportamenti assolutamente irresponsabili da parte di una maggioranza di persone che, avendo una pistola e un distintivo, dimenticano che se esiste un Dio, quello non è certo riconducibile a loro! Fascisti legalizzati, ma anche brave persone, con ideali solidi. Ma quanti realmente sono come questi ultimi? Non viene da pensare che il motto tanto contestato degli stadi, ACAB (All Cops Are Bastard), seppur generalizzato, rispecchi la realtà delle cose? Forse è vero che non si può generalizzare. Quindi, a questo punto, sarebbe più giusto che l’acronimo diventasse AACAB. Per una questione di “political correctness” Almost All Cops Are Bastard! Così lasciamo che le coscienze di coloro che si credono onesti rimangano pulite, e che questi continuino ad agire per il bene comune, stirando le loro divise, lucidando i loro manganelli e le loro pistole, pronti ad usarle in primis contro i LORO colleghi; contro quelli che facilmente rientrano nella categoria (concedetemi il termine) precedentemente “acronimizzata”. Utopia…

Per voi, per tutti, per non dimenticare: