Il sindaco di Roma.

Quindi, ricapitoliamo: il Movimento 5 Stelle nasce per dare voce dal basso. Cresce con un solo obiettivo: dare la possibilità a chiunque, e con chiunque aggiungo pure i “semplici elettori”, di seguire con la massima trasparenza quello che succede a livello politico dentro il movimento e alla nazione. Nasce e cresce con lo scopo di rendere partecipi gli elettori e vincolare le scelte al “voto della rete” che diventa, a quel punto, determinante. Bello,  bellissimo. Poi cosa succede? Succede che Pizzarotti non dice di essere indagato e viene espulso. Nogarin invece lo dice e rimane dov’è. Fino a qua può anche andare bene. L’errore di Pizzarotti è stato quello di celare una cosa molto importante che è la base del M5S e del rapporto che ha con gli elettori. La rete si è espressa. Fine della storia.

Arrivano la Appendino, che viaggia come un treno a Torino, e la Raggi, che trova una situazione disastrosa a Roma ma ottiene la fiducia del popolo che la vota. Le differenze tra le due realtà sono abissali. La Raggi ha tutti contro: le televisioni, i giornali, i politici, l’opposizione (anche qualche frigorifero di troppo). Le rendono la vita difficile, la mettono a dura prova, sempre controllata. Contano pure quante volte va a fare la spesa o va in bagno. La stessa cosa successe con Marino dopo lo scoppio dello scandalo sugli scontrini e sulla panda parcheggiata in doppia fila. Apriti cielo, salvo poi giungere alla piena assoluzione dello stesso. È il lavoro dei media e se ci aggiungi pure che la nostra è un’editoria impura, dove i giornali sono nati come portavoce dei loro sostenitori finanziari, il gioco è fatto. Ma in mezzo a tutto questo clamore mediatico, che può essere considerato esagerato ma ci sta e non si può pretendere che non ci sia, dopo sei mesi arriva la botta. La Raggi personalizza la presenza di Marra, vecchio lupo della politica del marciume, andando contro alcune voci discordanti all’interno del Movimento che lo vorrebbero fuori dai giochi di potere. Si batte mettendosi in prima linea nella strenua difesa di quel personaggio che poco ispirava fiducia. L’hanno accontentata. L’altro ieri Marra viene arrestato e cosa succede? Dimissioni della Raggi? No. Che senso hanno? Punizione alla stessa che dovrebbe essere sbattuta fuori dal movimento? No. Mica è lei ad essere indagata! Togliere il simbolo alla sua amministrazione? No. Ecco cosa succede: succede che Grillo e Casaleggio fanno un salto giù a Roma, si chiudono dentro una stanza per una notte intera e dettano le condizioni alla Sindaca eletta dai cittadini romani. Da quell’incontro esce fuori che Virginia può continuare (le hanno dato il contentino) a patto che rispetti il volere della Casaleggio Associati. Ci saranno persone scelte dai BIG ad aiutare la sindaca nel suo gravoso lavoro di amministrazione. Persone, di Milano magari, che governeranno Roma, scelte da Grillo e Davide Casaleggio in barba ai concetti espressi alla nascita del movimento. Questa volta niente streaming, niente trasparenza, niente democrazia dal basso. Questa volta ci si chiude a riccio, ci si barrica, per proteggere il nome del partito, consegnando la città più importante d’Italia ad un’azienda privata e un comico che saranno, de facto, i sindaci di Roma. Ma io, elettore a cinque stelle, come faccio a non indignarmi per una cosa del genere? Non mi rendo conto che quello che ho votato e sostenuto è diventato in partito come tutti gli altri? Non metto in dubbio l’onestà tout court di chi sposa la causa pentastellata, ne metto in dubbio quella intellettuale. Non è possibile non accorgersi che nella forza politica più interessante degli ultimi dieci anni, sia cambiato qualcosa. “Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Non è possibile accettare che una società privata, con tanti, tantissimi scheletri nell’armadio, controllata dai vecchi big di una società come la Webegg di proprietà Telecom Italia e avente come partner commerciale la Enamics che, a sua volta, ha clienti molto importanti come la tanto vituperata JP MORGAN che voleva stravolgere la nostra Costituzione per avere dei vantaggi speculativi, controlli la più importante città italiana e il più importante partito politico della nazione senza battere ciglio (http://www.polisblog.it/post/19939/chi-era-gianroberto-casaleggio-movimento-5-stelle).

Dove sono le trasmissioni in streaming? Dov’è il voto del popolo? Dove è finita la “democrazia partecipativa”? Dove sono, adesso, quelli che criticano tanto gli altri partiti? Dov’è Di Battista? E Di Maio? Dove sono finiti tutti? Bravi a gridare “onestà, onestà”, “elezioni subito”,  “mafiosi”, tanto quanto bravi a nascondersi e giustificare l’ingiustificabile.

Il M5S era il partito del popolo e per il popolo. Adesso è il partito della censura e delle direttive dall’alto. Un voto perso per una causa persa.

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Il mio punto di vista sul Referendum costituzionale e perché voto Sì.

Ero indeciso. Mi sono confrontato con molte persone, con chi vota No e con chi vota Sì.

La mia indecisione si è sempre manifestata in maniera netta e anche fastidiosa. Mi chiedevo come fosse possibile, alla mia età, non riuscire a prendere una posizione. Mi chiedevo come mai chi sostiene il No lo faccia con tanta passione e veemenza al pari di chi sostiene il Sì.

E non capivo perché io, proprio io, oggi, fossi più confuso che persuaso.

Allora ho deciso di leggere le ragioni del No e quelle del Sì. Ho scoperto siti propagandistici che anziché migliorare la situazione l’hanno peggiorata. Chi vota No, molto spesso, lo fa giustificando la sua scelta in questo modo: “Voto NO perché così Renzi va a casa”. Chi sostiene il Sì, molto spesso, giustifica la sua decisione con un: “Voglio cambiare e questa è l’occasione giusta”. Un casino, vero?

Senza contare che se voti Sì, sei un pazzo, falso, pdiota, asservito al potere, incosciente e hai in mano il futuro delle nuove generazioni che manderai allo sbando creando la situazione perfetta per una deriva autoritaria.

Se voti No, sei un Grillino, pazzoide, populista, demagogo, ignorante, incapace, attaccato alla poltrona, persona che non vuole cambiare, tifoso, lobotomizzato, schiavo del web, associato con la Casaleggio.

Vedete, al di là dei meriti di ogni fazione, io credo che la scelta debba essere fatta con coscienza: a me non è bastato sentire le ragioni del Sì o del No. Non è bastato leggere i volantini propagandistici di entrambe le parti. Non mi è bastato leggere che “per una legge d’iniziativa popolare adesso ci vogliono 150 mila firme anziché 50 mila e quindi non vogliono che il popolo sia partecipe. Gli vogliono mettere i bastoni tra le ruote!”. Dove si trova l’altra metà della modifica? Quella che dice che “il parlamento ha l’obbligo di discutere la legge”. Scusate se è poco, sostenitori del No. Non è poco avere la possibilità di vedere una legge di iniziativa popolare discussa obbligatoriamente dalla Camera. Oggi molte leggi di iniziativa popolare vengono messe nel cassetto e nemmeno degnate di considerazione. Onestamente la vedo come una cosa molto positiva. Ed è inutile che qualcuno mi dica: “perché non mettere l’obbligo di discussione lasciando le firme a 50 mila?” Perché molte proposte di merda dovrebbero essere discusse con uno spreco di tempo notevole. Il fatto che le firme passino da 50 mila a 150 mila, per me, indica che ci sarà una notevole scrematura alla fonte tra le leggi di merda e quelle valide. Sarà il popolo a decidere se la legge è valida per essere presentata o no. E, fidatevi, se la legge è valida, 100 mila cittadini in più la firmeranno senza problemi.

Ma andiamo per ordine e vediamo di capire, punto per punto, se la modifica è conveniente o no.

Leggi di iniziativa popolare: parere espresso sopra. Preferisco raccogliere 100 mila firme in più e avere la garanzia che la Camera discuta e voti la mia legge piuttosto che raccoglierne 50 mila e vedere la mia proposta di legge buttata in un cassetto.
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Referendum abrogativo: Adesso ci vogliono 500 mila firme per promuovere un referendum per abrogare una legge che non ci piace. Se il 50% + 1 degli aventi diritto va a votare il referendum è valido. Se vanno a votare meno persone, qualsiasi sia l’esito, questo non sarà valido. Questo è il cosiddetto quorum. Con la riforma se raccogliamo 500 mila firme avremo la possibilità di abrogare la legge con la situazione attuale. Se raccogliamo 800 mila firme, invece, il quorum scenderà al 50% + 1 degli elettori che sono andati a votare alle ultime elezioni politiche (quindi i cittadini realmente attivi). In parole povere, se alle ultime elezioni 15 milioni di cittadini sono andati a votare, basterà che la metà più uno di essi vada alle urne per rendere valido il Referendum abrogativo (7.500.001 persone).
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Abolizione del CNEL: Non la commento nemmeno. Mi piace.


Poteri dell’esecutivo: Attualmente l’articolo 72 prevede una procedura abbreviata per poter approvare una legge “per motivi d’urgenza”. Ora, da quando seguo la politica, ho visto sempre qualsiasi Governo usare questa opzione per fare votare leggi importanti per il programma e per il Premier. Berlusconi ha fatto approvare nei suoi governi la media di 3,80 decreti legge al mese. Prodi nel lontano 1996 ne fece 8,3. Renzi ha abusato di questa opzione più di due volte al mese. Con la nuova Costituzione viene introdotta la “via preferenziale”, ossia il “voto a data certa”. In questo modo il Governo può chiedere alla Camera di inserire un testo e votarlo entro 70 giorni. La Camera può approvare o no questo Iter. Non credo che questa modifica dia più potere al Presidente del Consiglio. La riforma proposta da Berlusconi, invece, dava palese potere al Premier, permettendogli di sciogliere le Camere. Ed è proprio strano che proprio lui, adesso, parli di deriva autoritaria.
Va bene.


Competenze delle Regioni: Punto molto importante della riforma. Attualmente le competenze sono divise tra “esclusive” e “concorrenti”. Lo Stato adesso ha competenze da condividere con la Regione in materia di “energia, trasporti, ricerca, protezione civile, sanità e diverse norme che riguardano professioni e lavoro”. Cosa significa questo? Che se lo Stato vuole costruire un’autostrada, la Regione ha il diritto di dire la sua in materia. Se lo Stato vuole costruire una centrale nucleare, la Regione può dire la sua in merito. Cosa cambia se vince il Sì? Che materie come energia, trasporti e infrastrutture, materie strategiche e di rilievo nazionale, la sicurezza sul lavoro, la protezione civile e la ricerca scientifica tornano di competenza statale. Alle Regioni rimane la competenza in materie come “tutela della salute, politiche sociali e sicurezza alimentare, istruzione, ordinamento scolastico”. Viene inoltre introdotta la “clausola di supremazia” che permette allo Stato di intervenire su questioni di non competenza per tutelare l’unità della Repubblica e l’interesse nazionale. Questa norma non riguarda le Regioni a Statuto Speciale, come la Sicilia, che continueranno ad avere competenze esclusive e non saranno toccate dalla Riforma. La mia conclusione: sono d’accordo in parte. Da un lato, nelle regioni più clientelari e soggette alla presenza radicata delle mafie, questa modifica potrebbe essere positiva. Si toglierebbe la gestione di certe cose alla Regione, portando lo Stato a decidere in materia. Dall’altro lato, però, il fatto che ci sia la “clausola di supremazia” non mi piace. Non possiamo dare potere assoluto allo Stato a prescindere. E non possiamo escludere dalla riforma le Regioni a Statuto Speciale come la Sicilia che, dello Statuto Speciale, ha fatto carne di porco. La questione delle competenze dovrebbe essere molto più chiara e non lasciata al caso.
Non mi piace.


Abolizione delle Province: Attualmente le Province sono state “ridiscusse” dalla legge Delrio del 2014 che non ha portato, di fatto, ad una scomparsa di esse. Con la riforma, nell’articolo 114, saranno definitivamente abolite. Nella nuova Carta si dice che la Repubblica sarà costituita solo da “Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”. Molti dicono che questa è una modifica truffa, perché la legge Delrio non le ha soppresse come si vuole far credere ed avverrà la stessa cosa adesso. In realtà non può essere una truffa e il motivo è semplice: la soppressione di qualcosa che è previsto dalla Costituzione non è possibile, così come non è possibile il mantenimento di qualcosa che non è previsto da essa. Se il testo dice che la Repubblica è formata da comuni, città metropolitane, regioni e stato, la provincia non può esistere. Cancelliamole dalla Carta per cancellarle di fatto.
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Abolizione del bicameralismo paritario – Senato: eccoci al punto più importante della riforma.
Iniziamo con il descrivere la situazione attuale.
Il Senato della Repubblica è composto di 315 membri eletti direttamente dai cittadini
a cui diamo uno stipendio e che prendono pure i rimborsi per le spese sostenute durante il loro mandato, più i Senatori a vita eletti dal Presidente della Repubblica che, a sua volta, diventerà Senatore a vita per diritto dopo il suo mandato. Il compito del Senato è quello di dare la fiducia al Governo insieme alla Camera dei Deputati. Essendo eletto su base regionale e nello stesso giorno delle elezioni politiche dai maggiori di 25 anni, permette a questi ultimi di scegliere dei candidati a livello regionale da mandare in rappresentanza dei territori locali (minimo 7 per Regione tranne Molise e Valle d’Aosta che ne hanno rispettivamente 2 e 1) in Parlamento per poter votare le leggi proposte dal Governo o per proporre leggi di iniziativa parlamentare o partitica. Una legge, infatti, per poter essere approvata, deve avere la votazione positiva di entrambe le Camere. Se la legge viene votata positivamente dalla Camera, essa passa al Senato che la esamina e dà il proprio voto. Se la legge non piace, ritorna indietro con delle modifiche (emendamenti). La Camera può approvare gli emendamenti o modificare ulteriormente il testo e rimandarla al Senato che la controllerà e la voterà o la modificherà ulteriormente e così via fino a quando la legge modificata non sarà votata da entrambe le camere e potrà essere promulgata. Una legge ordinaria può stare in votazione e a fare ping pong per molti mesi prima di essere approvata. Ci sono state leggi che hanno fatto la navetta per 1500 giorni. Molto spesso i Governi tendono ad usare il percorso più corto del Decreto Legislativo per approvare in tempi record provvedimenti importanti, secondo Costituzione. I Decreti Legislativi possono essere fatti per materie urgenti ma non tutte le leggi possono essere fatte come Decreto Legislativo. Solo quelle più importanti o che sviluppano il programma politico del Governo possono essere convertite in legge tramite Decreto. In questo caso cosa succede? Il Governo pone la fiducia alle Camere. Se le Camere la negano, la legge non passa e il Governo cade. Molto spesso, proprio per una questione di continuità e stabilità, le Camere danno la fiducia e permettono così al Governo di continuare il proprio programma politico. Il governo Monti, per esempio, ha fatto approvare, ponendo la fiducia, la legge Fornero (Decreto Salva-Italia) in 20 giorni circa.
Cosa modifica la riforma?
Intanto il numero dei Senatori che da 320 passano a 100. I 100 saranno composti da 95 eletti direttamente tra i consiglieri regionali e sindaci e 5 dal Presidente della Repubblica. Il nuovo testo della Costituzione aggiunge “in conformità alle scelte espresse dai cittadini”. Cosa significa questo? Significa che dovrà essere promulgata una legge che regolamenterà l’elezione dei Senatori. I senatori verranno comunque presi dai Consiglieri e Sindaci tenendo conto della scelta dei cittadini. Questo non significa che si autoeleggeranno! Non significa nemmeno che noi, comuni mortali, non decideremo chi avrà l’onore di andare al Senato. Infatti voteremo, come abbiamo sempre fatto, i nostri rappresentanti alla Regione e il nostro sindaco al comune. “In conformità alle scelte espresse dai cittadini” significa proprio questo. Altro punto importante: i nuovi senatori non avranno stipendio in quanto percepiscono il loro stipendio da consiglieri o da sindaci. Verrà pure introdotto un tetto massimo. La nuova Costituzione prevede che l’indennità base sia quella del sindaco della città capoluogo. Addio ai 15.000 euro attuali insomma. Facciamo un esempio pratico. Se salisse un ragusano al Senato, egli non potrà percepire più dell’attuale sindaco Federico Piccitto (circa 5.000 euro). Chi contesta questo punto sostiene che così chi fa il sindaco si ritroverebbe a fare pure il Senatore e farebbe male sia il primo che il secondo lavoro. Non credete che almeno, in questo caso, al Senato ci andrà qualcuno che vuole realmente fare il Senatore al di là della poltrona? Qualcuno aggiunge pure che nuovo Senato sarà formato da persone che lo useranno per avere l’immunità. Non è che adesso il Senato non ce l’abbia! Attualmente i 320 senatori hanno l’immunità che è tra l’altro prevista dalla Costituzione attuale e non introdotta dalla riforma. Non vogliamo mandare delinquenti al Senato? Cominciamo con il non votarli a livello locale!
Discorso molto interessante anche nei confronti dei Senatori a vita. Nel 1992 c’erano 11 Senatori a vita. Ogni presidente della Repubblica interpretava il testo costituzionale per come gli piaceva. C’era chi vi leggeva un limite massimo di 5 Senatori a vita in totale e chi, invece, vi leggeva un limite di 5 Senatori a vita per Presidente della Repubblica. Adesso si considerano 5 Senatori a vita per Presidente della Repubblica. Alla fine del proprio mandato un presidente della Repubblica diventa automaticamente Senatore a vita e ci rimane fino a quando la morte non lo porta via da questo mondo. Nel 1992, infatti, Cossiga divenne Senatore a vita e morì nel 2010, dopo ben 18 anni di onorata carriera passiva. In quell’anno, tra l’altro, i senatori a vita erano 11. Rita Levi Montalcini, invece, è stata Senatrice a vita per meriti dal 2001 al 2012, quando la morte l’ha portata via alla veneranda età di 103 anni. Cosa dice la riforma? Che il Presidente della Repubblica può eleggere fino ad un massimo di 5 Senatori (per meriti) e che il Presidente della Repubblica uscente diviene, in maniera automatica, Senatore a vita. Gli eletti dal Presidente avranno un vincolo di mandato di 7 anni e non saranno nuovamente eleggibili. I Presidenti della Repubblica, invece, rimangono al Senato a vita in quanto l’articolo 59 non è stato modificato. La riforma abolirà anche i finanziamenti per i gruppi regionali..
Dal punto di vista “pratico” cosa succede con la riforma?
La Camera dei Deputati avrà il compito di votare la fiducia al Governo e, ovviamente le leggi proposte da esso. La Camera dei Deputati avrà pure la facoltà di promuovere leggi e votarle. Il Senato verrà escluso dalla responsabilità della fiducia ma avrà ancora voce in capitolo su temi importanti come: riforme costituzionali (non possono essere votate solo dalla Camera), Trattati Europei (controllo maggiore anche in questo delicato tema), tutela minoranze linguistiche, elezione del Presidente della Repubblica, ecc… Inoltre il Senato potrà dare pareri sulle leggi approvate dalla Camera entro 10 giorni e proporre leggi alla Camera che le discuterà e voterà.


Conclusioni: La riforma avversata da tanti, secondo il mio punto di vista, non è poi così male. Molti dicono che basterebbe una buona legge per dare stabilità ad un Governo. Abbiamo tanti esempi di Governi caduti per colpa di maggioranze che, di colpo, non sono più maggioranze. Abbiamo anche esempi di partiti politici che alla Camera dei Deputati hanno una maggioranza consistente e al Senato stentano. Vi ricordate nel 2013? Il Movimento 5 Stelle, per fare un esempio, aveva quasi gli stessi seggi del PD, mentre in Senato era molto indietro. Lo stesso PD in Senato aveva una maggioranza di soli 4 senatori, tant’è che non ottenne la fiducia e Napolitano diede l’incarico a Letta che invece la ottenne. Una delle proposte per dare stabilità ai governi è quella di introdurre un vincolo di mandato con il partito con il quale si è stati eletti, pena l’obbligo di dimissioni. Immaginate per un attimo di votare M5S perché vi vedete in quello che questo movimento dice e propone. Dopo sei mesi vi rendete conto che molte cose che ha promesso non le ha mantenute. Potete avere la possibilità di cambiare partito politico o no? Perché un parlamentare eletto con la Lega non può andare nel gruppo misto se il suo partito non rispetta più le sue idee o se le sue idee nel frattempo sono cambiate?

Avere una sola camera che vota la maggioranza delle leggi ordinarie e dare al Senato solo 10 giorni di tempo per esprimere un parere porteranno ad una velocizzazione dell’apparato legislativo senza nessun dubbio. Siamo l’unico paese che ha un bicameralismo perfetto. Quando sento dire che “abbiamo la Costituzione più bella del mondo e non è giusto cambiarla” è come sentirmi dire che non è giusto che il mio amico Salvatore abbia rottamato la sua bella e funzionale Regata a GPL per passare ad una macchina nuova. Anche se la mia collana è di platino e luminosissima, se ha degli spuntoni che mi fanno male al collo, non la metto ma ne compro un’altra anche se di rame.

Indro Montanelli (https://www.youtube.com/watch?v=D3UK8a7-lT8), giornalista che ammiro da sempre, maestro di Travaglio, sosteneva che il primo difetto della Costituzione era la ripartizione dei lavori della Costituente che aveva 600 elementi eletti tra le forze politiche (DC, Comunisti e Socialisti). Questi, per rendere la stesura della Costituzione più facile, diedero solo a 75 persone questo compito. Questi 75 si divisero in piccole sottocommissioni che ebbero diverse mansioni, costruendo, pezzo per pezzo, il testo. I singoli pezzi furono scritti in maniera impeccabile, ma le giunture che dovevano unirli non erano adatte a creare un lavoro univoco ed omogeneo. Il secondo difetto è stato partire dal concetto opposto a quello dei costituenti tedeschi. Per i padri costituenti tedeschi l’origine del nazismo è stata possibile a causa della Repubblica di Weimar e dall’impossibilità dell’esecutivo di governare con stabilità, in quanto troppo assoggettato al volere dei partiti. I nostri costituenti partirono dal presupposto contrario: il Fascismo era il premio dato ad un esecutivo che governava senza partiti e controlli. Si doveva quindi togliere la possibilità al Governo di avere troppo potere. Paradossalmente, in Italia, abbiamo creato il sistema Weimar che in Germania portò al totalitarismo nazista. In 70 anni abbiamo avuto 63 governi. Se pensate che un Governo dovrebbe governare per 5 anni, capite che solo Berlusconi ci riuscì. Ci riuscì per le alleanze e i favori contraccambiati. Votare No, significa mantenere questo sistema.

Dare la possibilità ad un Governo, qualsiasi esso sia, di governare e fare le proprie riforme senza ostruzionismi dettati da simpatie, antipatie e favoritismi, per cinque anni, significa smetterla di avere governi tecnici ogni anno e mezzo. Significa smetterla di avere esecutivi che modificano e cancellano immediatamente quello che hanno fatto i precedenti governi e vedere le loro riforme cancellate nuovamente dopo pochi mesi a seguito di un’altra crisi politica.

La verità è che abbiamo paura di far governare qualcuno, di lasciarlo lavorare per cinque anni per premiarlo o castigarlo alle prossime elezioni. Preferiamo invece l’instabilità politica e non venitemi a dire che basta la legge elettorale a dare stabilità politica. Il governo Berlusconi nel 2011 aveva una maggioranza schiacciante. Vi ricordate cosa successe con Fini? Quella fu la dimostrazione che non basta avere una maggioranza netta per governare, bisogna andare oltre. Cambiare le fondamenta del sistema. Se avete una casa che ha delle fondamenta fragili, non basta rinforzare le pareti interne ed esterne. Prima o poi crollerà lo stesso.

Pensateci bene. Cosa può accadere se vince il Sì? Deriva autoritaria? Quale deriva autoritaria potrebbe nascere se i cittadini hanno comunque la possibilità di fare elezioni ogni 5 anni? La Camera dei Deputati può ancora sfiduciare il Governo. Il Presidente della Repubblica può ancora sciogliere la Camera. Abbiamo ancora delle garanzie e non succederà un bel niente. L’articolo 138 della Costituzione, che permette di modificare la stessa, non è stato modificato. Questo significa che, se la riforma non andrà bene, potrà esserne fatta un’altra allo stesso modo di come è stata fatta questa. Questa riforma non c’entra nulla con i partiti, con il PD e con Renzi.

Non ho mai votato PD, ho votato sempre a sinistra prima del M5S. Poi, quando ho aperto gli occhi su questo movimento e sul suo leader, ho deciso di non votarli più. E’ da anni che non mi sento rappresentato da forze politiche di maggioranza e la mia decisione non c’entra un bel niente con la mia visione politica. Mi sono stancato di essere preso per Pdiota o Renziano da chi non capisce che i miei pensieri sono scollegati dal tifo politico. Non voto Sì per appoggiare Renzi, e non voterei No per mandarlo a casa. Questo ragionamento è da ignoranti. Renzi non durerà per sempre. Se non vi piace come governa, avrete la possibilità di mandarlo a casa alle prossime elezioni, eleggendo altre forze politiche tra i vostri rappresentanti.

Tra i punti citati prima, come avete capito, per me, sono più i pro che i contro di questa riforma. E’ per questo che, adesso, dopo tre mesi di studio e discussioni, dopo tre mesi di dibattiti politici e letture, dopo aver letto e riletto il nuovo testo Costituzionale, io voto sì.

Commenti e critiche ben accetti, se fatti in maniera educata, senza attacchi personali e senza che si entri nel merito delle simpatie politiche. Di simpatie politiche ne parliamo in un altro momento.

#iovotosi

EDIT: corretto il testo per una svista. L’art.59 della Costituzione non è stato modificato. Questo significa che i Presidenti della Repubblica saranno senatori a vita. Quindi per loro, sostanzialmente, non cambia nulla. Per i loro nominati il vincolo di mandato è 7 anni e non saranno rieleggibili.

Quando i “Grillini” fanno sentire la propria voce…

Continuando il discorso che ho iniziato in questo post, voglio dare un aggiornamento importante. Gilioli, nel suo Blog, ha recentemente pubblicato una lettera arrivatagli da uno dei membri dei vari meetup d’Italia, autodefinitosi “grillino”.

La lettera, che potrete trovare qua, è molto significativa. In essa, l’autore, Leonardo Roli, ci tiene a chiarire che i “grillini” non sempre concordano ciecamente con il modo di fare di Beppe Grillo, anzi, a volte proprio non lo condividono.

E’ una lettera molto lunga, ma vale la pena di leggerla. Roli precisa che Grillo non è il “capo” dei meetup, ma quest’ultimi sono indipendenti. Grillo è stato un catalizzatore, ed è una delle figure a cui deve essere dato il merito di aver “aperto gli occhi” a molta gente, che non può essere inserita nei canoni standard della politica italiana. Né di destra, né di sinistra, né di centro, né di sopra, né di sotto… I grillini stanno in un’altra dimensione; sanno camminare con le proprie gambe e ragionare con la propria testa. Roli ci tiene, inoltre, a precisare che, se un domani si scoprisse che Grillo è un mafioso, i “grillini” se ne allontanerebbero. Tra le altre cose, sottolinea come la classe politica controlli i media, e soprattutto la televisione, senza che ci sia bisogno di Grillo per capirlo. Il controllo c’è e si vede dai servizi dei telegiornali, così come dalle notizie che arrivano nelle redazioni, che vengono filtrate da “qualcuno” che dà loro un ordine d’importanza già prefissato, una certa visibilità, il tutto corredato da cosa deve essere pubblicato e cosa no… Roli invita lo stesso Gilioli a scardinare questo meccanismo dall’interno, cercando di ribellarsi e scrivere la verità.

Penso che questa lettera sia molto complementare al mio modo di pensare. Ed è la dimostrazione di come una persona, solo con le proprie capacità e la propria intelligenza, possa riuscire a capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, così come riconoscere ciò che è vero da ciò che è palesemente falso. Vi invito a leggere la lettera, è molto interessante.

E’ da questo che dobbiamo partire per cambiare veramente qualcosa. In un paese in cui la stampa è assolutamente “atipica”, l’editoria impura, dove i primi giornali sono nati come giornali di particolari élite, conformi alle idee del partito di riferimento o della classe dirigente, o all’industria che li finanziava, c’è bisogno di questo genere di battaglie. Prendiamo a modello il giornalismo Inglese, dove i Tabloid si preoccupano del gossip e delle scemenze, mentre i Broadsheet scavano all’interno della società in cui sono immersi, facendo emergere particolarità che qua in Italia non ci sogneremmo mai di fare emergere, e che, se ci provassimo, qualcuno provvederebbe già ad insabbiare. L’informazione deve essere libera e, affinché lo sia, non abbiamo bisogno di Grillo ma di noi stessi!

E no Grillo, adesso basta!

Grazie alla segnalazione di Habibi (grazie piccola) ho avuto il piacere di leggere quest’articolo.
L’articolo parla, come potete leggere, di un intervista mai fatta a Grillo. Elencarne il contenuto sarebbe troppo lungo, ma vi invito a leggerla da voi.
A questo punto non so se Beppe c’è o ci fa. Ieri Lunadoro (che ringrazio) mi ha lasciato un commento nel quale esprime tutta la sua inquietudine riguardo all’articolo su Disinformazione.it. Adesso ecco un’altra situazione imbarazzante, quasi “comica” per il nostro Beppe. Vi riassumo un po’ di cosa si tratta, se non avete avuto modo di leggere l’articolo originale.
Il giornalista Gilioli ha invitato Beppe Grillo a fare un’intervista, disposto ad andarlo a trovare fino a casa sua. Gli ha dato la possibilità di dire tutto quello che voleva, promettendogli di non fare censura e di riportare esattamente le sue parole. Avrebbe potuto anche avere un confronto aspro, ma Grillo ha rifiutato, chiedendo invece a Gilioli la possibilità di avere un suo articolo pubblicato su “la Repubblica”. Gilioli non ci sta, e convince Grillo a rispondere via email a varie domande.
Le domande sono un po’ provocanti, e giustamente secondo me. Il giornalista sta cercando di difendere la propria categoria, definita dal comico genovese “casta”, dando delle serie argomentazioni al riguardo e cercando di avere delle risposte esaustive sul prossimo v-day del 25 Aprile, che riguarderà proprio il mondo dei giornali e dell’informazione. Grillo non risponde però alle domande e Gilioli gli telefona per saperne di più, al che Grillo lo liquida accusandolo di avergli posto domande “offensive e indegne” (per me sono semplici domande, nda).
Volete sapere che cosa ne penso? Vi scrivo esattamente quello che ho scritto tra i commenti del blog di Gilioli:
“A mio modesto parere non si può prescindere dal fatto che il Grillo nazionale HA comunque RIFIUTATO un confronto serio. Giglioli gli ha pure dato l’opportunità di dire ciò che voleva, senza mezzi termini. Io avrei accettato, e, se fossi stato sicuro di quelle che sono le idee che porto avanti da decenni, avrei colto la palla al balzo e lo avrei massacrato. Invece Beppe Grillo, di cui io sono stato e sono per alcune battaglie un suo sostenitore, – e questo ci tengo a precisarlo sempre – non solo ha rifiutato il dibattito e ha costretto Giglioli a mandargli le domande via internet, ma si è ANCHE RIFIUTATO di rispondere a questa forma di comunicazione di tipo telegrafico.
Non siamo sconsiderati!
Cerchiamo di ragionare con le nostre teste, invece di dedicarci anima e corpo, rischiando di diventare semplici fanatici, al primo che secondo noi cura i nostri diritti. L’articolo su Disinformazione.it parla chiaro. Da quando è stato pubblicato, migliaia e migliaia di commenti sono piovuti come dal cielo sul Blog più letto d’Italia, e sono stati puntualmente censurati! Grillo non ha mai risposto e mai lo farà. Alla fine chi è che censura chi? A me sembra che Grillo si stia perdendo in un bicchiere d’acqua. Se io fossi nella sua situazione e consapevole di essere “pulito”, proverei tutti i singoli istanti a dimostrare che ciò che dicono di me è una grande e magistrale calunnia. Invece Beppe non ci prova nemmeno. E questo è un comportamento tipico di chi sa di star giocando col fuoco e sta sulla difensiva per non bruciarsi. Grillo si nasconde e ignora. Tanto tra poco non se ne parlerà più. Apriamo gli occhi, ragazzi… apriamo gli occhi!”
A buon intenditore…

Beppe Grillo. E se non fosse chi crediamo?

Da diversi giorni sta circolando una notizia, il titolo dell’articolo che ne parla è “Beppe Grillo è libero o controllato?”.

Vi dò innanzitutto la fonte da cui io l’ho letta:

http://www.disinformazione.it/beppe_grillo.htm

Se vi capita di dargli un’occhiata, potete facilmente constatare come, in questo paese, tutti, nessuno escluso, debbano guardarsi le spalle.

Dopo i concitati giorni del V-Day, giorni che hanno acceso gli animi un po’ di tutti, nel bene e nel male, e che ci hanno dato la piccola speranza di poter dire la nostra in un paese democratico, ma che di democratico non ha nulla, ecco arrivare questo fulmine a ciel sereno. Ma andiamo per gradi. Farò un breve riassunto di ciò che è scritto in quell’articolo, in modo che, se non volete leggerlo, potete tranquillamente avere un’infarinatura generale.

In sostanza il comico genovese, scoperto da Pippo Baudo, non ha mai digerito la televisione, internet e i cosiddetti New Media, tanto da distruggere due pc in uno spettacolo chiamato Time Out. Nel 2005 apre un blog che sarà destinato a diventare uno dei siti più visitati al mondo.

L’editore di Beppe Grillo è la Casaleggio Associati, società di Milano, il cui pioniere è un certo Gianroberto Casaleggio, che è riuscito nell’intento di convertire Grillo ad internet. La Casaleggio Associati, gestisce non solo l’immagine del Grillo, ma anche il sito di Antonio Di Pietro. L’azienda è nata con lo scopo di “sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull’economia digitale”. Analizzando bene gli associati della Casaleggio, scopriamo che tutti hanno fatto parte di una azienda chiamata Webegg spa, controllata al 59% da I T Telecom spa, che, a sua volta, è controllata al 100% da Telecom Italia spa. Value partner Spa, società molto importante a livello nazionale, rileva circa il 70% della Webegg. Il restante 30% è della Finsiel che, a sua volta, è per l’80% controllata da Telecom Italia. Quindi i fondatori della Casaleggio lavoravano in una società della Telecom, più volte attaccata dal comico genovese. Se andiamo su http://www.beppegrillo.it/shareaction, ci rendiamo conto che egli vuole impossessarsi della Telecom a nome di tutti gli azionisti. Visti i precedenti dei suoi editori allora chi realmente vuole la società?

Spostiamoci sulla home della Casaleggio (http://www.casaleggioassociati.it). Da qui potremo vedere un filmato molto strano che si intitola “PROMETEUS: il futuro dei media” . In questo, una voce con un PESSIMO inglese (mia opinione) spiega come diventerà il mondo da qui al 2050. Praticamente avremo la possibilità di diventare chi vogliamo con la realtà virtuale e di vendere persino la nostra memoria (maturata con l’esperienza nella nostra nuova vita parallela), oppure di esplorare mondi e tempi lontanissimi come se fossero realtà. La nostra vita può essere paragonata ad un MMORPG come Second Life (pubblicizzata nel video) o World of Warcraft. Casualmente anche il Beppe e Di Pietro hanno il loro sito su Second Life. Alla fine del filmato, un occhio onniveggente simbolo della massoneria. Il nome Prometeus, deriva da Prometeo, che, dopo aver litigato con Zeus perché ha rubato agli dei il fuoco (simbolo della luce) per portarlo agli uomini, viene cacciato. Il fuoco simboleggia la luce e la conoscenza, da qui deriva la dottrina della gnosi. Un accostamento doveroso da fare è quello tra Prometeo e Lucifero (letteralmente portatore di luce), che è stato maledetto da Dio, come Prometeo è stato maledetto da Zeus. In sostanza gli adoratori del demonio pensano che l’angelo ribelle volesse portare solo luce nel mondo e, quindi, Prometeo non è niente meno che l’allegoria di Satana. Infatti a sostegno di questa tesi, c’è pure il logo che si è scelto nel video. Dalla “O”, simile al Cerchio Chiuso usato nei riti satanici, si erge una fiamma. Coincidenze? Chissà! Nel 2004 la Casaleggio annuncia un partenariato con la Enamics, società che ha come clienti potentissime imprese statunitensi, tra cui la banca JP Morgan dei Rockfeller. Davanti al centro Rockfeller a New York si staglia la statua di Prometeo. Inoltre i Rockfeller hanno come clienti un sacco di aziende, soprattutto nel settore petrolifero. Quindi gli editori di Beppe Grillo, nonostante le giustissime campagne contro inquinamento e derivati, hanno a che fare con una banca che ha immani interessi proprio nei settori da Grillo criticati aspramente (e da sottolineare giustamente).

Beppe Grillo è stato il primo a denunciare che i potenti banchieri stampavano banconote e le prestavano ai governi (Signoraggio monetario). Da un po’ di tempo a questa parte però il comico genovese non parla più di questo fenomeno. Nel ’98 sparava a zero sul Signoraggio e sulle truffe del debito pubblico, adesso si rifiuta pure di parlarne quando gli viene espressamente chiesto (Report, Rai3, ad esempio). Ha forse cambiato idea, oppure è stato gentilmente invitato a non pestare i piedi a nessuno? Questo non si saprà mai, oppure si?

Voglio aggiungere una cosa. Stimo molto Beppe Grillo, e sono con lui in tutte le sue battaglie, ma se le battaglie che fa servono per deviare l’attenzione, come fa notare l’autore dell’articolo di disinformazione.it , dai veri poteri occulti, facendocela prendere con la cosiddetta “manovalanza”, allora siamo proprio nella m**da! Spero proprio che non sia così, ma stando alle parole di Dino Risi, che ha diretto Beppe nel film “Scemo di guerra”, il Grillo nazionale recita molto meglio ora, nelle sue battaglie, che non nel film, sostenendo che egli non crede in nulla di ciò che dice o scrive sul Blog.

P.S. Molti utenti hanno chiesto a Beppe di parlare di questo articolo, perché volevano delle spiegazioni, ma ancora TABULA RASA. Vi linko il video della Casaleggio trovato su YouTube: