Il mio punto di vista sul Referendum costituzionale e perché voto Sì.

Ero indeciso. Mi sono confrontato con molte persone, con chi vota No e con chi vota Sì.

La mia indecisione si è sempre manifestata in maniera netta e anche fastidiosa. Mi chiedevo come fosse possibile, alla mia età, non riuscire a prendere una posizione. Mi chiedevo come mai chi sostiene il No lo faccia con tanta passione e veemenza al pari di chi sostiene il Sì.

E non capivo perché io, proprio io, oggi, fossi più confuso che persuaso.

Allora ho deciso di leggere le ragioni del No e quelle del Sì. Ho scoperto siti propagandistici che anziché migliorare la situazione l’hanno peggiorata. Chi vota No, molto spesso, lo fa giustificando la sua scelta in questo modo: “Voto NO perché così Renzi va a casa”. Chi sostiene il Sì, molto spesso, giustifica la sua decisione con un: “Voglio cambiare e questa è l’occasione giusta”. Un casino, vero?

Senza contare che se voti Sì, sei un pazzo, falso, pdiota, asservito al potere, incosciente e hai in mano il futuro delle nuove generazioni che manderai allo sbando creando la situazione perfetta per una deriva autoritaria.

Se voti No, sei un Grillino, pazzoide, populista, demagogo, ignorante, incapace, attaccato alla poltrona, persona che non vuole cambiare, tifoso, lobotomizzato, schiavo del web, associato con la Casaleggio.

Vedete, al di là dei meriti di ogni fazione, io credo che la scelta debba essere fatta con coscienza: a me non è bastato sentire le ragioni del Sì o del No. Non è bastato leggere i volantini propagandistici di entrambe le parti. Non mi è bastato leggere che “per una legge d’iniziativa popolare adesso ci vogliono 150 mila firme anziché 50 mila e quindi non vogliono che il popolo sia partecipe. Gli vogliono mettere i bastoni tra le ruote!”. Dove si trova l’altra metà della modifica? Quella che dice che “il parlamento ha l’obbligo di discutere la legge”. Scusate se è poco, sostenitori del No. Non è poco avere la possibilità di vedere una legge di iniziativa popolare discussa obbligatoriamente dalla Camera. Oggi molte leggi di iniziativa popolare vengono messe nel cassetto e nemmeno degnate di considerazione. Onestamente la vedo come una cosa molto positiva. Ed è inutile che qualcuno mi dica: “perché non mettere l’obbligo di discussione lasciando le firme a 50 mila?” Perché molte proposte di merda dovrebbero essere discusse con uno spreco di tempo notevole. Il fatto che le firme passino da 50 mila a 150 mila, per me, indica che ci sarà una notevole scrematura alla fonte tra le leggi di merda e quelle valide. Sarà il popolo a decidere se la legge è valida per essere presentata o no. E, fidatevi, se la legge è valida, 100 mila cittadini in più la firmeranno senza problemi.

Ma andiamo per ordine e vediamo di capire, punto per punto, se la modifica è conveniente o no.

Leggi di iniziativa popolare: parere espresso sopra. Preferisco raccogliere 100 mila firme in più e avere la garanzia che la Camera discuta e voti la mia legge piuttosto che raccoglierne 50 mila e vedere la mia proposta di legge buttata in un cassetto.
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Referendum abrogativo: Adesso ci vogliono 500 mila firme per promuovere un referendum per abrogare una legge che non ci piace. Se il 50% + 1 degli aventi diritto va a votare il referendum è valido. Se vanno a votare meno persone, qualsiasi sia l’esito, questo non sarà valido. Questo è il cosiddetto quorum. Con la riforma se raccogliamo 500 mila firme avremo la possibilità di abrogare la legge con la situazione attuale. Se raccogliamo 800 mila firme, invece, il quorum scenderà al 50% + 1 degli elettori che sono andati a votare alle ultime elezioni politiche (quindi i cittadini realmente attivi). In parole povere, se alle ultime elezioni 15 milioni di cittadini sono andati a votare, basterà che la metà più uno di essi vada alle urne per rendere valido il Referendum abrogativo (7.500.001 persone).
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Abolizione del CNEL: Non la commento nemmeno. Mi piace.


Poteri dell’esecutivo: Attualmente l’articolo 72 prevede una procedura abbreviata per poter approvare una legge “per motivi d’urgenza”. Ora, da quando seguo la politica, ho visto sempre qualsiasi Governo usare questa opzione per fare votare leggi importanti per il programma e per il Premier. Berlusconi ha fatto approvare nei suoi governi la media di 3,80 decreti legge al mese. Prodi nel lontano 1996 ne fece 8,3. Renzi ha abusato di questa opzione più di due volte al mese. Con la nuova Costituzione viene introdotta la “via preferenziale”, ossia il “voto a data certa”. In questo modo il Governo può chiedere alla Camera di inserire un testo e votarlo entro 70 giorni. La Camera può approvare o no questo Iter. Non credo che questa modifica dia più potere al Presidente del Consiglio. La riforma proposta da Berlusconi, invece, dava palese potere al Premier, permettendogli di sciogliere le Camere. Ed è proprio strano che proprio lui, adesso, parli di deriva autoritaria.
Va bene.


Competenze delle Regioni: Punto molto importante della riforma. Attualmente le competenze sono divise tra “esclusive” e “concorrenti”. Lo Stato adesso ha competenze da condividere con la Regione in materia di “energia, trasporti, ricerca, protezione civile, sanità e diverse norme che riguardano professioni e lavoro”. Cosa significa questo? Che se lo Stato vuole costruire un’autostrada, la Regione ha il diritto di dire la sua in materia. Se lo Stato vuole costruire una centrale nucleare, la Regione può dire la sua in merito. Cosa cambia se vince il Sì? Che materie come energia, trasporti e infrastrutture, materie strategiche e di rilievo nazionale, la sicurezza sul lavoro, la protezione civile e la ricerca scientifica tornano di competenza statale. Alle Regioni rimane la competenza in materie come “tutela della salute, politiche sociali e sicurezza alimentare, istruzione, ordinamento scolastico”. Viene inoltre introdotta la “clausola di supremazia” che permette allo Stato di intervenire su questioni di non competenza per tutelare l’unità della Repubblica e l’interesse nazionale. Questa norma non riguarda le Regioni a Statuto Speciale, come la Sicilia, che continueranno ad avere competenze esclusive e non saranno toccate dalla Riforma. La mia conclusione: sono d’accordo in parte. Da un lato, nelle regioni più clientelari e soggette alla presenza radicata delle mafie, questa modifica potrebbe essere positiva. Si toglierebbe la gestione di certe cose alla Regione, portando lo Stato a decidere in materia. Dall’altro lato, però, il fatto che ci sia la “clausola di supremazia” non mi piace. Non possiamo dare potere assoluto allo Stato a prescindere. E non possiamo escludere dalla riforma le Regioni a Statuto Speciale come la Sicilia che, dello Statuto Speciale, ha fatto carne di porco. La questione delle competenze dovrebbe essere molto più chiara e non lasciata al caso.
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Abolizione delle Province: Attualmente le Province sono state “ridiscusse” dalla legge Delrio del 2014 che non ha portato, di fatto, ad una scomparsa di esse. Con la riforma, nell’articolo 114, saranno definitivamente abolite. Nella nuova Carta si dice che la Repubblica sarà costituita solo da “Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”. Molti dicono che questa è una modifica truffa, perché la legge Delrio non le ha soppresse come si vuole far credere ed avverrà la stessa cosa adesso. In realtà non può essere una truffa e il motivo è semplice: la soppressione di qualcosa che è previsto dalla Costituzione non è possibile, così come non è possibile il mantenimento di qualcosa che non è previsto da essa. Se il testo dice che la Repubblica è formata da comuni, città metropolitane, regioni e stato, la provincia non può esistere. Cancelliamole dalla Carta per cancellarle di fatto.
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Abolizione del bicameralismo paritario – Senato: eccoci al punto più importante della riforma.
Iniziamo con il descrivere la situazione attuale.
Il Senato della Repubblica è composto di 315 membri eletti direttamente dai cittadini
a cui diamo uno stipendio e che prendono pure i rimborsi per le spese sostenute durante il loro mandato, più i Senatori a vita eletti dal Presidente della Repubblica che, a sua volta, diventerà Senatore a vita per diritto dopo il suo mandato. Il compito del Senato è quello di dare la fiducia al Governo insieme alla Camera dei Deputati. Essendo eletto su base regionale e nello stesso giorno delle elezioni politiche dai maggiori di 25 anni, permette a questi ultimi di scegliere dei candidati a livello regionale da mandare in rappresentanza dei territori locali (minimo 7 per Regione tranne Molise e Valle d’Aosta che ne hanno rispettivamente 2 e 1) in Parlamento per poter votare le leggi proposte dal Governo o per proporre leggi di iniziativa parlamentare o partitica. Una legge, infatti, per poter essere approvata, deve avere la votazione positiva di entrambe le Camere. Se la legge viene votata positivamente dalla Camera, essa passa al Senato che la esamina e dà il proprio voto. Se la legge non piace, ritorna indietro con delle modifiche (emendamenti). La Camera può approvare gli emendamenti o modificare ulteriormente il testo e rimandarla al Senato che la controllerà e la voterà o la modificherà ulteriormente e così via fino a quando la legge modificata non sarà votata da entrambe le camere e potrà essere promulgata. Una legge ordinaria può stare in votazione e a fare ping pong per molti mesi prima di essere approvata. Ci sono state leggi che hanno fatto la navetta per 1500 giorni. Molto spesso i Governi tendono ad usare il percorso più corto del Decreto Legislativo per approvare in tempi record provvedimenti importanti, secondo Costituzione. I Decreti Legislativi possono essere fatti per materie urgenti ma non tutte le leggi possono essere fatte come Decreto Legislativo. Solo quelle più importanti o che sviluppano il programma politico del Governo possono essere convertite in legge tramite Decreto. In questo caso cosa succede? Il Governo pone la fiducia alle Camere. Se le Camere la negano, la legge non passa e il Governo cade. Molto spesso, proprio per una questione di continuità e stabilità, le Camere danno la fiducia e permettono così al Governo di continuare il proprio programma politico. Il governo Monti, per esempio, ha fatto approvare, ponendo la fiducia, la legge Fornero (Decreto Salva-Italia) in 20 giorni circa.
Cosa modifica la riforma?
Intanto il numero dei Senatori che da 320 passano a 100. I 100 saranno composti da 95 eletti direttamente tra i consiglieri regionali e sindaci e 5 dal Presidente della Repubblica. Il nuovo testo della Costituzione aggiunge “in conformità alle scelte espresse dai cittadini”. Cosa significa questo? Significa che dovrà essere promulgata una legge che regolamenterà l’elezione dei Senatori. I senatori verranno comunque presi dai Consiglieri e Sindaci tenendo conto della scelta dei cittadini. Questo non significa che si autoeleggeranno! Non significa nemmeno che noi, comuni mortali, non decideremo chi avrà l’onore di andare al Senato. Infatti voteremo, come abbiamo sempre fatto, i nostri rappresentanti alla Regione e il nostro sindaco al comune. “In conformità alle scelte espresse dai cittadini” significa proprio questo. Altro punto importante: i nuovi senatori non avranno stipendio in quanto percepiscono il loro stipendio da consiglieri o da sindaci. Verrà pure introdotto un tetto massimo. La nuova Costituzione prevede che l’indennità base sia quella del sindaco della città capoluogo. Addio ai 15.000 euro attuali insomma. Facciamo un esempio pratico. Se salisse un ragusano al Senato, egli non potrà percepire più dell’attuale sindaco Federico Piccitto (circa 5.000 euro). Chi contesta questo punto sostiene che così chi fa il sindaco si ritroverebbe a fare pure il Senatore e farebbe male sia il primo che il secondo lavoro. Non credete che almeno, in questo caso, al Senato ci andrà qualcuno che vuole realmente fare il Senatore al di là della poltrona? Qualcuno aggiunge pure che nuovo Senato sarà formato da persone che lo useranno per avere l’immunità. Non è che adesso il Senato non ce l’abbia! Attualmente i 320 senatori hanno l’immunità che è tra l’altro prevista dalla Costituzione attuale e non introdotta dalla riforma. Non vogliamo mandare delinquenti al Senato? Cominciamo con il non votarli a livello locale!
Discorso molto interessante anche nei confronti dei Senatori a vita. Nel 1992 c’erano 11 Senatori a vita. Ogni presidente della Repubblica interpretava il testo costituzionale per come gli piaceva. C’era chi vi leggeva un limite massimo di 5 Senatori a vita in totale e chi, invece, vi leggeva un limite di 5 Senatori a vita per Presidente della Repubblica. Adesso si considerano 5 Senatori a vita per Presidente della Repubblica. Alla fine del proprio mandato un presidente della Repubblica diventa automaticamente Senatore a vita e ci rimane fino a quando la morte non lo porta via da questo mondo. Nel 1992, infatti, Cossiga divenne Senatore a vita e morì nel 2010, dopo ben 18 anni di onorata carriera passiva. In quell’anno, tra l’altro, i senatori a vita erano 11. Rita Levi Montalcini, invece, è stata Senatrice a vita per meriti dal 2001 al 2012, quando la morte l’ha portata via alla veneranda età di 103 anni. Cosa dice la riforma? Che il Presidente della Repubblica può eleggere fino ad un massimo di 5 Senatori (per meriti) e che il Presidente della Repubblica uscente diviene, in maniera automatica, Senatore a vita. Gli eletti dal Presidente avranno un vincolo di mandato di 7 anni e non saranno nuovamente eleggibili. I Presidenti della Repubblica, invece, rimangono al Senato a vita in quanto l’articolo 59 non è stato modificato. La riforma abolirà anche i finanziamenti per i gruppi regionali..
Dal punto di vista “pratico” cosa succede con la riforma?
La Camera dei Deputati avrà il compito di votare la fiducia al Governo e, ovviamente le leggi proposte da esso. La Camera dei Deputati avrà pure la facoltà di promuovere leggi e votarle. Il Senato verrà escluso dalla responsabilità della fiducia ma avrà ancora voce in capitolo su temi importanti come: riforme costituzionali (non possono essere votate solo dalla Camera), Trattati Europei (controllo maggiore anche in questo delicato tema), tutela minoranze linguistiche, elezione del Presidente della Repubblica, ecc… Inoltre il Senato potrà dare pareri sulle leggi approvate dalla Camera entro 10 giorni e proporre leggi alla Camera che le discuterà e voterà.


Conclusioni: La riforma avversata da tanti, secondo il mio punto di vista, non è poi così male. Molti dicono che basterebbe una buona legge per dare stabilità ad un Governo. Abbiamo tanti esempi di Governi caduti per colpa di maggioranze che, di colpo, non sono più maggioranze. Abbiamo anche esempi di partiti politici che alla Camera dei Deputati hanno una maggioranza consistente e al Senato stentano. Vi ricordate nel 2013? Il Movimento 5 Stelle, per fare un esempio, aveva quasi gli stessi seggi del PD, mentre in Senato era molto indietro. Lo stesso PD in Senato aveva una maggioranza di soli 4 senatori, tant’è che non ottenne la fiducia e Napolitano diede l’incarico a Letta che invece la ottenne. Una delle proposte per dare stabilità ai governi è quella di introdurre un vincolo di mandato con il partito con il quale si è stati eletti, pena l’obbligo di dimissioni. Immaginate per un attimo di votare M5S perché vi vedete in quello che questo movimento dice e propone. Dopo sei mesi vi rendete conto che molte cose che ha promesso non le ha mantenute. Potete avere la possibilità di cambiare partito politico o no? Perché un parlamentare eletto con la Lega non può andare nel gruppo misto se il suo partito non rispetta più le sue idee o se le sue idee nel frattempo sono cambiate?

Avere una sola camera che vota la maggioranza delle leggi ordinarie e dare al Senato solo 10 giorni di tempo per esprimere un parere porteranno ad una velocizzazione dell’apparato legislativo senza nessun dubbio. Siamo l’unico paese che ha un bicameralismo perfetto. Quando sento dire che “abbiamo la Costituzione più bella del mondo e non è giusto cambiarla” è come sentirmi dire che non è giusto che il mio amico Salvatore abbia rottamato la sua bella e funzionale Regata a GPL per passare ad una macchina nuova. Anche se la mia collana è di platino e luminosissima, se ha degli spuntoni che mi fanno male al collo, non la metto ma ne compro un’altra anche se di rame.

Indro Montanelli (https://www.youtube.com/watch?v=D3UK8a7-lT8), giornalista che ammiro da sempre, maestro di Travaglio, sosteneva che il primo difetto della Costituzione era la ripartizione dei lavori della Costituente che aveva 600 elementi eletti tra le forze politiche (DC, Comunisti e Socialisti). Questi, per rendere la stesura della Costituzione più facile, diedero solo a 75 persone questo compito. Questi 75 si divisero in piccole sottocommissioni che ebbero diverse mansioni, costruendo, pezzo per pezzo, il testo. I singoli pezzi furono scritti in maniera impeccabile, ma le giunture che dovevano unirli non erano adatte a creare un lavoro univoco ed omogeneo. Il secondo difetto è stato partire dal concetto opposto a quello dei costituenti tedeschi. Per i padri costituenti tedeschi l’origine del nazismo è stata possibile a causa della Repubblica di Weimar e dall’impossibilità dell’esecutivo di governare con stabilità, in quanto troppo assoggettato al volere dei partiti. I nostri costituenti partirono dal presupposto contrario: il Fascismo era il premio dato ad un esecutivo che governava senza partiti e controlli. Si doveva quindi togliere la possibilità al Governo di avere troppo potere. Paradossalmente, in Italia, abbiamo creato il sistema Weimar che in Germania portò al totalitarismo nazista. In 70 anni abbiamo avuto 63 governi. Se pensate che un Governo dovrebbe governare per 5 anni, capite che solo Berlusconi ci riuscì. Ci riuscì per le alleanze e i favori contraccambiati. Votare No, significa mantenere questo sistema.

Dare la possibilità ad un Governo, qualsiasi esso sia, di governare e fare le proprie riforme senza ostruzionismi dettati da simpatie, antipatie e favoritismi, per cinque anni, significa smetterla di avere governi tecnici ogni anno e mezzo. Significa smetterla di avere esecutivi che modificano e cancellano immediatamente quello che hanno fatto i precedenti governi e vedere le loro riforme cancellate nuovamente dopo pochi mesi a seguito di un’altra crisi politica.

La verità è che abbiamo paura di far governare qualcuno, di lasciarlo lavorare per cinque anni per premiarlo o castigarlo alle prossime elezioni. Preferiamo invece l’instabilità politica e non venitemi a dire che basta la legge elettorale a dare stabilità politica. Il governo Berlusconi nel 2011 aveva una maggioranza schiacciante. Vi ricordate cosa successe con Fini? Quella fu la dimostrazione che non basta avere una maggioranza netta per governare, bisogna andare oltre. Cambiare le fondamenta del sistema. Se avete una casa che ha delle fondamenta fragili, non basta rinforzare le pareti interne ed esterne. Prima o poi crollerà lo stesso.

Pensateci bene. Cosa può accadere se vince il Sì? Deriva autoritaria? Quale deriva autoritaria potrebbe nascere se i cittadini hanno comunque la possibilità di fare elezioni ogni 5 anni? La Camera dei Deputati può ancora sfiduciare il Governo. Il Presidente della Repubblica può ancora sciogliere la Camera. Abbiamo ancora delle garanzie e non succederà un bel niente. L’articolo 138 della Costituzione, che permette di modificare la stessa, non è stato modificato. Questo significa che, se la riforma non andrà bene, potrà esserne fatta un’altra allo stesso modo di come è stata fatta questa. Questa riforma non c’entra nulla con i partiti, con il PD e con Renzi.

Non ho mai votato PD, ho votato sempre a sinistra prima del M5S. Poi, quando ho aperto gli occhi su questo movimento e sul suo leader, ho deciso di non votarli più. E’ da anni che non mi sento rappresentato da forze politiche di maggioranza e la mia decisione non c’entra un bel niente con la mia visione politica. Mi sono stancato di essere preso per Pdiota o Renziano da chi non capisce che i miei pensieri sono scollegati dal tifo politico. Non voto Sì per appoggiare Renzi, e non voterei No per mandarlo a casa. Questo ragionamento è da ignoranti. Renzi non durerà per sempre. Se non vi piace come governa, avrete la possibilità di mandarlo a casa alle prossime elezioni, eleggendo altre forze politiche tra i vostri rappresentanti.

Tra i punti citati prima, come avete capito, per me, sono più i pro che i contro di questa riforma. E’ per questo che, adesso, dopo tre mesi di studio e discussioni, dopo tre mesi di dibattiti politici e letture, dopo aver letto e riletto il nuovo testo Costituzionale, io voto sì.

Commenti e critiche ben accetti, se fatti in maniera educata, senza attacchi personali e senza che si entri nel merito delle simpatie politiche. Di simpatie politiche ne parliamo in un altro momento.

#iovotosi

EDIT: corretto il testo per una svista. L’art.59 della Costituzione non è stato modificato. Questo significa che i Presidenti della Repubblica saranno senatori a vita. Quindi per loro, sostanzialmente, non cambia nulla. Per i loro nominati il vincolo di mandato è 7 anni e non saranno rieleggibili.

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Passaparola. Marco Travaglio in diretta!

Passaparola è l’iniziativa di Beppe Grillo e del suo staff, peraltro giusta a mio avviso (nonostante i punti oscuri sulla persona che è e che potrebbe essere Beppe Grillo, vedi il post che ho scritto appositamente), che permette a Marco Travaglio (ho parlato di lui qua, qua e qua) di poter parlare liberamente dei problemi che affliggono il paese, senza che nessuno lo possa censurare. Il qui presente Blog si impegna formalmente a diffondere l’iniziativa. Non perdetevelo!

Ecco la pagina della diretta!

N.B. La diretta è ogni Lunedì alle 14:00

“Se lo ricordi questo leitmotiv, perché lo sentirà per tutta la legislatura!”

Il titolo del post odierno parla chiaro. E come se parla chiaro! L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro risulta essere l’unico partito di opposizione che farà opposizione… Un opposizione chiara, decisa, potente.

Giorno 14 Maggio, durante il voto di fiducia dei parlamentari, Di Pietro ha più volte sottolineato quanto l’IdV darà filo da torcere a Silvio Berlusconi… E non ha votato la fiducia.

Tra i rumori di sottofondo dei condannati e dei leccaculo del cAVALIERE, la noncuranza del presidente della Camera, Gianfranco Fini (zerbino dell’imperatore ladrone), nei confronti dell’atteggiamento poco consono di persone che dovrebbero portare avanti questo paese di merda, le continue interruzioni da stadio provocate dal PdL, partito, ahimé, maggioritario in questa semi-semidemocrazia, la voce dell’ex-magistrato si erge maestosa e rivendica un bisogno di giustizia e di legalità. “Non abbiamo abboccato e non abboccheremo!” – dice Di Pietro. Ecco il testo integrale del suo intervento, seguito dal video di YouTube:

  • Antonio Di Pietro: Vorrei dirle con il sorriso sulle labbra, signor Presidente del Consiglio, che mai avrei immaginato, di trovarmi per la seconda volta a dare un giudizio sul suo Governo. La prima volta mi è capitato quando mi ha offerto di fare il Ministro dell’interno e non ho abboccato. Poi se l’è scordato, perché lei è abituato a dimenticare, quando le cose non le fanno piacere.

(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania – Una voce dai banchi del gruppo Italia dei Valori: «Lasciate parlare!»)

  • Gianfranco Fini: Prego di non interrompere. Lasciate esprimere all’onorevole Di Pietro la sua opinione.
  • Antonio Di Pietro: Quindi, signor Presidente del Consiglio, lasci che anche oggi – con il sorriso sulle labbra, ma sempre a testa alta – le diciamo: «noi no, noi dell’Italia dei Valori non abbocchiamo!» Noi dell’Italia dei Valori non intendiamo cadere nella tela del ragno che lei, ancora una volta, sta tentando di costruire con pacche sulle spalle, come ha detto lei: «volemose bene, va’ che ce la famo». Lo dica agli altri, non lo dica a noi dell’Italia dei Valori! Infatti, noi dell’Italia dei Valori abbiamo memoria e soprattutto non intendiamo perdere la memoria. Noi conosciamo la sua storia personale e politica e conosciamo bene anche la sua storia…

(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

  • Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, la prego di proseguire e prego ancora i colleghi di non interrompere gli oratori.
  • Antonio Di Pietro: E soprattutto conosciamo bene la sua storia personale e giudiziaria e quella dei tanti…

(Vivi Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

  • Antonio Di Pietro: Signor Presidente della Camera, darmi la possibilità di parlare è un suo compito.
  • Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di quest’Aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia, nei limiti…
  • Antonio Di Pietro: Solo quando riguarda me, però.
  • Gianfranco Fini: Ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice…

(Applausi dei deputati dei gruppo Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)

  • …fermo restando che ho già invitato la parte destra dell’emiciclo a non interromperla. Prego, onorevole Di Pietro, continui.
  • Antonio Di Pietro: Ha ragione signor Presidente della Camera, dipende da quello che si dice: non bisogna disturbare il manovratore!

(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)

  • Ma noi dell’Italia dei Valori conosciamo la storia anche dei suoi tanti dipendenti e sodali che si è portato in Parlamento con sé a titolo di ringraziamento per i favori e le omertà di cui si sono resi complici. Noi dell’Italia dei Valori conosciamo bene le sue bugie e la sua capacità di distorcere la verità dei fatti. Soprattutto conosciamo bene la tela sul controllo dell’informazione e sul sistema di disinformazione che ha messo in piedi.

(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)

  • Soprattutto conosciamo la disinformazione che ha posto e ha fatto porre in essere per far credere che la colpa dei mali dell’Italia non sarebbe di chi li ha commessi ma di chi li ha scoperti. Lei ha mentito a ripetizione nel corso della sua carriera politica e da ultimo ha fatto credere agli italiani di aver lasciato l’ultima volta il Governo con i conti in ordine, mentre invece ha truccato le carte fin quando l’Unione europea non l’ha scoperto e sanzionato, e quel povero Prodi si è dovuto far carico di far quadrare i conti e ne ha pagato le conseguenze.

(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà)

  • Lei, signor Presidente del Consiglio, spesso – ed ancora ieri – ha detto di ringraziare e apprezzare il lavoro dei giudici. Ma va! È un falso storico, signor Presidente: lei odia i giudici indipendenti che fanno il loro dovere, a lei quei giudici fanno orrore! Lei vuole solo una giustizia forte con i deboli e debole con i forti!

(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori – Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà)

  • Lei vuole solo una giustizia che fa comodo a lei, una giustizia a suo uso e consumo, e quando non le basta si fa le leggi apposta per fare in modo che la giustizia funzioni come dice lei. Lei è in conflitto di interesse con se stesso e nulla vuole fare per risolverlo. Così ancora oggi nessuno di noi può sapere, quando decide qualcosa, se lo fa per sé o per gli altri, e quali altri poi. Lei non ci ha detto ieri come intende risolvere il conflitto di interesse, anzi ce lo ha detto con il suo silenzio: non intende risolverlo. Lei ieri ha descritto un Paese di sogni e di balocchi, in un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutti: nord e sud, poveri e ricchi, imprenditori, lavoratori e parti sociali deboli, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori. Insomma, ha fatto solo un discorso furbo per cercare di imbavagliare l’opposizione. Ma noi non abbocchiamo. Lei dice di volere il dialogo… ma noi crediamo che lei voglia un dialogo ad una voce sola: la sua. E chi non la pensa come lei è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista; insomma un disturbatore da isolare e condannare. Lei dice di volere una giustizia che funzioni, lo ha ripetuto anche in questi giorni. Ma come può funzionare – di grazia – una giustizia con le leggi ad personam che si è fatto fare nella scorsa legislatura? Come può funzionare un libero mercato, che lei dice di volere, quando ci sono falsificatori di bilanci – che lei conosce molto bene, a lei molto vicini – che grazie alle leggi fatte fare da lei e dal suo Governo oggi possono stare ancora liberi in giro per l’Italia? Lei dice che vuole combattere l’evasione fiscale, ma intanto ogni giorno se ne inventa una, nel corso del processo che la riguarda a Milano, per ritardare i tempi della giustizia che la riguarda. Lei dice che vuole combattere la criminalità organizzata, ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull’evasione fiscale, sul falso in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente tra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate. Se lo ricordi questo leitmotiv, perché lo sentirà per tutta la legislatura.

(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)

  • Sono tutte questioni chiave su cui lei si è ben guardato dal prendere posizione.Certo, lei ha più volte teso la mano all’opposizione, a quell’opposizione che pensa di ingraziarsi ammiccando un po’ di più. Io non credo che il Partito Democratico, che è un partito che ha la sua storia, ha un suo passato, cadrà nel trabocchetto, né ci cadremo noi dell’Italia dei Valori. Noi crediamo che fare opposizione vuol dire innanzitutto riscrivere la verità rispetto alle disinformazioni che lei ha portato avanti in questi anni nel nostro Paese. L’opposizione ideale che vuole lei è quella di un’opposizione morbida che non denuncia, non alza i toni, non fa battaglie anche dure per il rispetto delle regole democratiche, insomma un’opposizione di Governo. Noi questa opposizione non la faremo, né crediamo che la faranno gli amici del Partito Democratico, perché una cosa è ascoltarla, un’altra è venirle appresso. Insomma, sappia signor Presidente del Consiglio che da oggi esiste ed esisterà un’opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche, ma anche di proposte costruttive, che è quella dell’Italia dei Valori. Un’opposizione che avrà anche il coraggio e il dovere, allorché lei dovesse fare un provvedimento negli interessi dei cittadini, di votarlo, ma mai di scambiare la sua politica come una politica nell’interesse della collettività. Noi crediamo che lei abbia fatto e si sia messo a fare politica per i suoi interessi personali e giudiziari;

(Proteste dei deputati del gruppo Popolo della Libertà – Una voce dai banchi del gruppo Popolo della Libertà: «Vergogna!»)

  • è questa la verità che non ci toglie nessuno. Noi non le diamo la fiducia!

(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo del Partito Democratico – Commenti di deputati del Popolo della Libertà)



La parte più interessante è senza dubbio quella in cui il leader dell’Italia dei Valori ricorda al pRESIDENTE DEL cONSIGLIO, (dis)onorevole Berlusconi, che la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull’evasione fiscale, sul falso in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente tra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate. Se lo ricordi questo leitmotiv, perché lo sentirà per tutta la legislatura!

Che dire? Italia dei Valori unica opposizione! Sosteniamola!

Un modello da seguire, Travaglio Marco, professione giustiziere!

In questi giorni, come avrete intuito, anche se in modo totalmente errato, se siete fruitori frequenti della televisione spazzatura e dei giornali schiavi, il tema predominante è Marco Travaglio.

Sabato scorso, come ospite a “Che tempo che fa” di Fazio Fabio, fino a ieri sera, ultima apparizione in ordine cronologico ad Annozero di Santoro Michele
Ripercorriamo brevemente quello che è stato il cammino del noto giornalista in questi giorni.
Prima, senza peli sulla lingua, attacca il neo presidente del senato, al secolo Renato Schifani, per le “documentate” relazioni con ex-mafiosi o persone rapportate alla mAFIA, solo successivamente condannate. Il nostro giornalista si lascia andare ad una considerazione alquanto pesante, passando da quella che è semplice cronaca giornalistica, a quella che è, invece, una vera e propria considerazione personale che non lascia scampo all’immagine di Schifani: “Vedendo tutte i politici del passato, che si sono succeduti come seconda carica dello Stato” – e ne elenca alcuni – “oggi c’è Renato Schifani. Ora, uno si chiede, dopo questa parabola discendente, cosa ci sia dopo. La muffa forse, o il lombrico!”. Fazio si indigna e Travaglio continua: “Si, con la muffa si crea la penicillina, quindi l’esempio è sbagliato!”. Mentre i sostenitori di Travaglio gioivano, i detrattori cercavano di trovare qualcosa che potesse fare abbassare il gradimento del giornalista agli occhi dell’opinione pubblica… Ed ecco che D’Avanzo, giornalista di Repubblica, va ad accusare Travaglio di avere avuto rapporti con mafiosi siciliani e di essersi fatto pagare l’albergo da Michele Aiello, quell’ingegnere re delle cliniche private in Sicilia, condannato a 14 anni per associazione di stampo mafioso…
Non poteva esserci mossa più furba per gettare fango su una persona, una delle poche purtroppo, che si batte da una vita contro le ingiustizie e le furbate dei politici, sia che siano di destra o di sinistra. Lui li prende tutti a sassate. E gli getta addosso sassi grandi come macigni, veri, reali, documentabili…
In un paese come l’Italia, dove l’informazione libera non esiste, oggi Travaglio viene visto come un mostro pericoloso, un attacco alla libertà, oppure, più semplicemente, come “un uomo che ha capito come fare soldi parlando male della politica” a detta di Castelli. E qua ci spostiamo a ieri sera.
Ad Annozero, Travaglio, molto elegantemente, cita tutti quei politici stranieri, che a causa di un virus ancora sconosciuto in Italia, si dimettono per cose del tipo: “Non ho pagato il canone televisivo, mi dimetto e chiedo scusa alla nazione!“. Castelli, inizia a definire, come ho già scritto prima, Travaglio come uno della banda di giornalisti italiani che si arricchiscono parlando male dei politici… Il battibecco continua, Travaglio legge le accuse rivolte a Castelli dalla Corte dei Conti (deve restituire 98000 euro, ndr), citando e documentando il tutto. Castelli gli controbatte dicendo che la condanna non è ancora arrivata, dimenticandosi di dire come il governo di centrodestra lo abbia salvato da una eventuale condanna penale durante una votazione in parlamento…
Se Travaglio è uno di quei giornalisti che hanno capito che si fanno soldi parlando male dei politici, allora, evidentemente, i libri che vende gli permetteranno di sopportare, anche economicamente, le miriadi di querele che si è guadagnato e che, per la maggior parte, ha vinto!

Adesso mi metterò anche io a scrivere male dei politici. Mi becco le mie belle querele, rischio di essere condannato, ma alla fine guadagnerò un fottio di soldi dalla vendita dei libri che scrivo.
Incomincio da ora:
Berlusconi Silvio è un mafioso. Ha ricevuto soldi dalla Mafia, ha ospitato Vittorio Mangano a casa propria, l’ha considerato un eroe. Ha permesso alla Mafia di entrare a Milano a fare affari, in cambio di protezione e soldi, che poi gli hanno permesso di avere quell’impero economico che oggi tutti conosciamo.
Credete che questo possa bastare, come inizio, a farmi beccare una querela? Non saprei.

Travaglio è una di quelle persone che hanno cercato di spiegare ad un paese che si crede democratico, chi è Silvio Berlusconi, raccogliendo informazioni VISIONABILI DA TUTTI e documentabili, senza inventare nulla. Ha solo ipotizzato l’evidente. E’ compito di Silvio Berlusconi smentire con i fatti e con delle spiegazioni valide ciò che viene detto nei suoi confronti. Ma in 20 anni non l’ha mai fatto, anzi, è sceso in politica per salvarsi il culo e mettere a tacere tutti quei personaggi che hanno cercato di fare uscire la verità o che solo si sono permessi di nominare il cAVALIERE, sollevando dei dubbi sulla sua presunta onestà, o cercando di mettere alla luce le vicende giudiziarie che lo coinvolgono tuttora: Montanelli, Luttazzi, Santoro, Biagi, Sabina Guzzanti, Serena Dandini, ecc… ecc… fino ad arrivare allo stesso Travaglio.
Dopo aver scritto queste cosine bruttine su Silvio Berlusconi, adesso dovrebbero arrivarmi i soldi. Ma come faccio? Ve lo dico io! Se a voi è piaciuto quello che ho scritto, versate delle donazioni via Paypal all’indirizzo: vincenzo_nuzzarello@hotmail.com. Magari è la volta buona che divento ricco…

Inoltre mi preparerò a scrivere un e-book intero nel quale, prendendo spunto da ciò che ha scritto Travaglio, elencherò i misfatti di Silvio Berlusconi… Lo metterò in vendita qua, in questo Blog, al costo di 15 euro… Aspettatemi! Nel frattempo spargete questo volantino. Il soggetto che vi è raffigurato è un criminale che, se visto e annientato, potrebbe portare la fortuna di tanti italiani onesti e leccaculo dell’antidemocratico di Arcore…

P.S. Il manifesto è stato creato da Rosario Iacono, l’indirizzo del suo blog è qua.

P.S.2. Eccovi l’intervista a “Che tempo che fa”, seguita dalle immagini di “Annozero”:









La politica e i media.

Perché intitolare un post “La politica e i media”?

Da sempre sono stato affascinato dal giornalismo. Da piccolo volevo fare il reporter, mi sarebbe piaciuto scrivere per un giornale, essere il più obiettivo possibile, servire l’informazione.

Un giorno comprai due giornali per un compito in classe. Ero alle medie. Leggendo lo stesso articolo dei due giornali mi resi conto di come ognuno degli autori scrivesse la notizia “a modo proprio”. Stavamo studiando le cosiddette “cinque W” del giornalismo: “Who, What, Where, When, Why” (più “How ” come outsider), e dovevamo mettere in pratica ciò che ci avevano insegnato. Notai delle sfumature diverse tra i due giornali, come se l’uno desse più peso alla notizia dell’altro. I due giornali erano il Corriere della Sera e L’unità. Scoprii poi, quando iniziai a seguire la politica, che, storicamente il primo era un giornale di destra, mentre il secondo era un giornale schierato a sinistra. La differente visione e considerazione dei fatti non permetteva agli autori degli articoli di essere obiettivi. Iniziai a chiedermi: “esiste l’obiettività?”

Oggi so rispondere con certezza a questa domanda con un secco e deciso NO. Ci sono in ballo moltissime cose che fanno sì che le persone non si decidano a “narrare gli eventi” e basta. Soprattutto qua in Italia. La dimostrazione più palese è il TG4. E’ arcinoto a tutti che Emilio Fede è un uomo così dedito alla salvaguardia dell’immagine del suo padrone, che lo coprirebbe anche se Berlusconi commettesse un omicidio in prima serata con centocinquantamila telecamere puntate addosso. Sarebbe capace di immolarsi per lui. Diventerebbe un martire, con la speranza che il caro Silvio desse asilo alle sue inermi membra proprio nel mausoleo che l’ex premier si è fatto costruire da un noto scultore, Pietro Cascella, nel 1993. L’opera non ha nulla da invidiare alle piramidi d’Egitto in fatto di misteriosità. Ma questo è un altro discorso e, se volete approfondirlo, vi invito a guardare il documentario “Quando c’era Silvio” uscito col giornale “La Repubblica” un po’ di mesi fa.

Dicevamo dei media. E’ quindi, permettetemi il termine, strachiaro che ognuno tira acqua per il proprio mulino (sono curioso di sapere che acqua pregiata sarà mai quella che Emilio Fede tira per il suo). Ma questo non succede solo con i giornalisti pubblicamente schierati, ma anche con quelli che, in teoria, dovrebbero fare il loro dovere, che è quello di informare, sia che siano di destra, sia che siano di sinistra. Quindi la politica condiziona i media? Nel 99% dei casi sì.

In quell’uno per cento che, volontariamente, ho lasciato, ci sono giornalisti che VOGLIONO fare il loro dovere, ma che, guarda guarda, vengono allontanati e accusati di essere dei comunisti. Se io accuso Berlusconi di aver ricevuto i soldi dalla mafia, sono comunista, ma non sono un giornalista e non sono di destra. Se Travaglio, Luttazzi, Santoro e Biagi accusano “Bisloscone” di avere mezzo paese per le mani, rischiando di fare coincidere “troppo” i suoi interessi con il compito che ricopre, allora vengono fatti cacciare dalla nuova dirigenza della Rai, querelati, e chi più ne ha, più ne metta… tra i cacciati non c’è Travaglio. Lui è stato sempre un giornalista indipendente. Scrive perché deve e vuole fare il proprio dovere: sottolineare le ingiustizie e gli intrallazzi politici, informare la gente di cose ben più importanti di due culi che si muovono in televisione. Anche Travaglio è di sinistra? NO. Travaglio è un liberale, è stato collaboratore del grande Indro Montanelli, ha lavorato con lui, che era di destra. Travaglio è di destra ma si comporta come un comunista! E Montanelli? Montanelli si comportava da comunista prima di morire. In un’intervista, guarda caso censurata dal governo Berlusconi, un giornalista (adesso non ricordo chi fosse) parlò con Montanelli di ciò che Fini e compagnia bella avevano detto prima che la destra salisse al governo del paese. Per inciso: “Faremo piazza pulita!”, riferendosi ai già citati Luttazzi, Santoro e Biagi (pace all’anima sua). Montanelli espresse tutto il suo disprezzo e affermò che queste parole rasentavano il più assoluto squadrismo fascista. Lui lo aveva vissuto in prima persona, ma loro (i politici) no.

Indro Montanelli, fu uno dei giornalisti più importanti del panorama nazionale. Iniziò come fascista, ma si allontanò subito dal partito. Questo gli diede non pochi problemi. Si autodefiniva “anarco-conservatore” e ODIAVA i comunisti i quali lo etichettavano come “fascista”. Da wikipedia: “Montanelli ebbe l’opportunità di rappresentare,coraggiosamente, con maggiore evidenza le proprie posizioni, sempre poco conformiste e spesso originalissime; in guisa di interlocutore esterno alla politica, non schierato se non su orientamenti di massima e fautore di una destra ideale, si inserì nel dibattito politico, contribuendo alla creazione della figura dell’opinionista politico di provenienza giornalistica”. Berlusconi lo aiutò negli anni 70 a mantenere in vita “Il Giornale”. In sostanza Berlusconi era il proprietario e Montanelli era il padrone, e questo venne sottolineato durante la sottoscrittura del contratto dal grande giornalista. Nel 1993 Berlusconi scese in campo, chiese di avere un appoggio incondizionato da parte di tutti i membri del giornale che aveva comprato circa vent’anni prima, ma Montanelli di dimise perché non accettò di essere comandato. Creò, insieme agli altri 40 membri dimissionari (tra cui Marco Travaglio, Beppe Severgnini e Peter Gomez), “La Voce”, ma il progetto non durò a lungo. Rientrò al Corriere della Sera, rifiutò la nomina di “senatore a vita” offertagli da Cossiga dicendo che “un giornalista dovrebbe stare a distanza di sicurezza dal potere, a garanzia della sua completa indipendenza” e si battè contro Silvio Berlusconi, perché, secondo lui, il progetto politico del cavaliere non aveva niente a che vedere con la destra, ma era una minaccia per il paese.

Perché vi ho raccontato questo? Perché voglio collegarmi a Marco Travaglio. Come abbiamo visto è un giornalista tradizionalmente conservatore. Ha lavorato a stretto contatto con Montanelli e, anche lui, si becca una querela al giorno da Berlusconi, come Luttazzi, perché “prova” ad informare gli italiani sulle presunte, ma documentate, illegalità che hanno permesso a Berlusconi di arrivare ad essere uno degli uomini più ricchi del mondo. Eppure di Marco Travaglio la televisione non parla. Quando ne parlava, era grazie a Daniele Luttazzi. Una volta “buttato fuori” lui, problema risolto. Gli italiani avrebbero ascoltato solo quello che il potere voleva far loro ascoltare. Ed è quello che ancora oggi succede.

Beppe Grillo, organizzando il V-Day, ha chiesto agli italiani di riprendere in mano la propria vita. Cacciare i politici condannati (nonostante anche lui fosse stato condannato per omicidio colposo, rendendolo pubblico tra l’altro), far fare loro al massimo due legislature, e permettere alla popolazione di eleggere direttamente i propri candidati. Chi è andato al V-day, avrà sicuramente vissuto in prima persona l’aria che si respirava. Un’aria di speranza, soprattutto. E i media? NIENTE. Nessun giornale, nessuna televisione, niente di niente. Un po’ di giorni dopo qualcosa si muove. La Mediaset sottolinea solo il carattere “populista” della protesta di Grillo. La Rai ci ha messo pure lo zampino. Mazza, direttore del TG2, ha detto:“Cosa accadrebbe se un giorno all’improvviso un pazzo, uno squilibrato, sentendo quelle accuse premesse il grilletto?” Mi verrebbe da aggiungere: “e se sentisse quello che trasmettete ogni santo giorno ai telegiornali? Se sentisse Bossi e compagnia bella parlare di fucili, cappi e rivolte? Se uccidesse ogni singolo extracomunitario (soprattutto rumeno) perché a detta vostra, TUTTI sono delinquenti, anche gli onesti e le brave persone?”. Perché non vengono dette queste cose? Perché alla classe dirigente non conviene. Purtroppo la vita di un’impresa televisiva è fatta di ascolti. Adesso fa più ascolto la notizia che c’è in giro la meningite (e c’è sempre stata), piuttosto che all’interno del nostro governo ci sono dei delinquenti. Fa più ascolto Sarckozy, che milioni di bambini morenti di fame e aids, per non parlare di tubercolosi. Fa più ascolto l’uccisione di un uomo da parte di un nero, piuttosto che il massacro di un sacco di extracomunitari da parte degli adepti di Forza Nuova, solo perché sono neri. La TV fa brodo e noi non ce ne accorgiamo. Pensiamo solo a prendere come oro colato tutto ciò che ci viene detto, semplicemente”perché lo ha detto la televisione”. Mediaset è privata, quindi è normale che tiri acqua per il padrone. Ma la Rai? Tira acqua per I padroni. Quando Saccà lecca il culo a Berlusconi e Silvio gli chiede di mandare in onda quello o quell’altro per far piacere ad un senatore che gli serve per fare cadere il governo, oppure di mandare in onda una velina piuttosto che un’altra per piacere personale o di chiunque altro, ecco che nei telegiornali si sottolinea più volte la violazione della privacy, guarda caso inneggiata dalla politica corrotta. Si critica il fatto che venga violata la privacy dei nostri dipendenti, per dirla come la direbbe Beppe Grillo, piuttosto che il CONTENUTO delle intercettazioni telefoniche.

Cosa fare allora? Il mio consiglio è quello di cercarsi le notizie da soli. Leggere, spulciare qua e là, cercare, cercare e cercare. Perché se non riusciamo noi a farci le nostre idee, ma lasciamo che sia la televisione a farcele per noi, siamo un pugno di vigliacchi. Se si è razzisti solo perché la televisione parla male degli “extracomunitari”, dando la connotazione di “nero quindi sporco”, piuttosto che quella di “appartenente a paesi che non fanno parte dell’UE” (quindi anche americani e svizzeri sono extracomunitari), allora si è fessi al 100%. Se si sostiene Berlusconi perché “è un uomo che si è fatto da solo”, solo perché lo dice la televisione, oppure perché lo dice l’opuscolo che egli stesso ha mandato a tutti gli italiani in campagna elettorale, quando invece è documentato che il cavaliere aveva rapporti con la mafia (lo stalliere di Berlusca era Vittorio Mangano, uno dei picciotti di cosa nostra, e lo stesso Borsellino in un’intervista prima di morire lo ha confermato), allora si è deviati. Se si accetta la versione secondo cui le torri gemelle sono state buttate giù da Bin Laden, invece che la più probabile secondo cui sono state fatte implodere col c4 per papparsi i soldi dell’assicurazione e per avere una scintilla che facesse scoppiare la guerra, allora si è veramente scemi. Però io non vi dò colpe, siete in balia dei media e siete più che giustificati, sennò siete proprio scemi e basta!

Per lasciarvi, voglio linkarvi dei video. Guardateli e iniziate ad aprire gli occhi. Au revoir!

Montanelli

Berlusconi e Saccà

Berlusconi e il mausoleo

Intervista a Borsellino