Il mio punto di vista sul Referendum costituzionale e perché voto Sì.

Ero indeciso. Mi sono confrontato con molte persone, con chi vota No e con chi vota Sì.

La mia indecisione si è sempre manifestata in maniera netta e anche fastidiosa. Mi chiedevo come fosse possibile, alla mia età, non riuscire a prendere una posizione. Mi chiedevo come mai chi sostiene il No lo faccia con tanta passione e veemenza al pari di chi sostiene il Sì.

E non capivo perché io, proprio io, oggi, fossi più confuso che persuaso.

Allora ho deciso di leggere le ragioni del No e quelle del Sì. Ho scoperto siti propagandistici che anziché migliorare la situazione l’hanno peggiorata. Chi vota No, molto spesso, lo fa giustificando la sua scelta in questo modo: “Voto NO perché così Renzi va a casa”. Chi sostiene il Sì, molto spesso, giustifica la sua decisione con un: “Voglio cambiare e questa è l’occasione giusta”. Un casino, vero?

Senza contare che se voti Sì, sei un pazzo, falso, pdiota, asservito al potere, incosciente e hai in mano il futuro delle nuove generazioni che manderai allo sbando creando la situazione perfetta per una deriva autoritaria.

Se voti No, sei un Grillino, pazzoide, populista, demagogo, ignorante, incapace, attaccato alla poltrona, persona che non vuole cambiare, tifoso, lobotomizzato, schiavo del web, associato con la Casaleggio.

Vedete, al di là dei meriti di ogni fazione, io credo che la scelta debba essere fatta con coscienza: a me non è bastato sentire le ragioni del Sì o del No. Non è bastato leggere i volantini propagandistici di entrambe le parti. Non mi è bastato leggere che “per una legge d’iniziativa popolare adesso ci vogliono 150 mila firme anziché 50 mila e quindi non vogliono che il popolo sia partecipe. Gli vogliono mettere i bastoni tra le ruote!”. Dove si trova l’altra metà della modifica? Quella che dice che “il parlamento ha l’obbligo di discutere la legge”. Scusate se è poco, sostenitori del No. Non è poco avere la possibilità di vedere una legge di iniziativa popolare discussa obbligatoriamente dalla Camera. Oggi molte leggi di iniziativa popolare vengono messe nel cassetto e nemmeno degnate di considerazione. Onestamente la vedo come una cosa molto positiva. Ed è inutile che qualcuno mi dica: “perché non mettere l’obbligo di discussione lasciando le firme a 50 mila?” Perché molte proposte di merda dovrebbero essere discusse con uno spreco di tempo notevole. Il fatto che le firme passino da 50 mila a 150 mila, per me, indica che ci sarà una notevole scrematura alla fonte tra le leggi di merda e quelle valide. Sarà il popolo a decidere se la legge è valida per essere presentata o no. E, fidatevi, se la legge è valida, 100 mila cittadini in più la firmeranno senza problemi.

Ma andiamo per ordine e vediamo di capire, punto per punto, se la modifica è conveniente o no.

Leggi di iniziativa popolare: parere espresso sopra. Preferisco raccogliere 100 mila firme in più e avere la garanzia che la Camera discuta e voti la mia legge piuttosto che raccoglierne 50 mila e vedere la mia proposta di legge buttata in un cassetto.
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Referendum abrogativo: Adesso ci vogliono 500 mila firme per promuovere un referendum per abrogare una legge che non ci piace. Se il 50% + 1 degli aventi diritto va a votare il referendum è valido. Se vanno a votare meno persone, qualsiasi sia l’esito, questo non sarà valido. Questo è il cosiddetto quorum. Con la riforma se raccogliamo 500 mila firme avremo la possibilità di abrogare la legge con la situazione attuale. Se raccogliamo 800 mila firme, invece, il quorum scenderà al 50% + 1 degli elettori che sono andati a votare alle ultime elezioni politiche (quindi i cittadini realmente attivi). In parole povere, se alle ultime elezioni 15 milioni di cittadini sono andati a votare, basterà che la metà più uno di essi vada alle urne per rendere valido il Referendum abrogativo (7.500.001 persone).
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Abolizione del CNEL: Non la commento nemmeno. Mi piace.


Poteri dell’esecutivo: Attualmente l’articolo 72 prevede una procedura abbreviata per poter approvare una legge “per motivi d’urgenza”. Ora, da quando seguo la politica, ho visto sempre qualsiasi Governo usare questa opzione per fare votare leggi importanti per il programma e per il Premier. Berlusconi ha fatto approvare nei suoi governi la media di 3,80 decreti legge al mese. Prodi nel lontano 1996 ne fece 8,3. Renzi ha abusato di questa opzione più di due volte al mese. Con la nuova Costituzione viene introdotta la “via preferenziale”, ossia il “voto a data certa”. In questo modo il Governo può chiedere alla Camera di inserire un testo e votarlo entro 70 giorni. La Camera può approvare o no questo Iter. Non credo che questa modifica dia più potere al Presidente del Consiglio. La riforma proposta da Berlusconi, invece, dava palese potere al Premier, permettendogli di sciogliere le Camere. Ed è proprio strano che proprio lui, adesso, parli di deriva autoritaria.
Va bene.


Competenze delle Regioni: Punto molto importante della riforma. Attualmente le competenze sono divise tra “esclusive” e “concorrenti”. Lo Stato adesso ha competenze da condividere con la Regione in materia di “energia, trasporti, ricerca, protezione civile, sanità e diverse norme che riguardano professioni e lavoro”. Cosa significa questo? Che se lo Stato vuole costruire un’autostrada, la Regione ha il diritto di dire la sua in materia. Se lo Stato vuole costruire una centrale nucleare, la Regione può dire la sua in merito. Cosa cambia se vince il Sì? Che materie come energia, trasporti e infrastrutture, materie strategiche e di rilievo nazionale, la sicurezza sul lavoro, la protezione civile e la ricerca scientifica tornano di competenza statale. Alle Regioni rimane la competenza in materie come “tutela della salute, politiche sociali e sicurezza alimentare, istruzione, ordinamento scolastico”. Viene inoltre introdotta la “clausola di supremazia” che permette allo Stato di intervenire su questioni di non competenza per tutelare l’unità della Repubblica e l’interesse nazionale. Questa norma non riguarda le Regioni a Statuto Speciale, come la Sicilia, che continueranno ad avere competenze esclusive e non saranno toccate dalla Riforma. La mia conclusione: sono d’accordo in parte. Da un lato, nelle regioni più clientelari e soggette alla presenza radicata delle mafie, questa modifica potrebbe essere positiva. Si toglierebbe la gestione di certe cose alla Regione, portando lo Stato a decidere in materia. Dall’altro lato, però, il fatto che ci sia la “clausola di supremazia” non mi piace. Non possiamo dare potere assoluto allo Stato a prescindere. E non possiamo escludere dalla riforma le Regioni a Statuto Speciale come la Sicilia che, dello Statuto Speciale, ha fatto carne di porco. La questione delle competenze dovrebbe essere molto più chiara e non lasciata al caso.
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Abolizione delle Province: Attualmente le Province sono state “ridiscusse” dalla legge Delrio del 2014 che non ha portato, di fatto, ad una scomparsa di esse. Con la riforma, nell’articolo 114, saranno definitivamente abolite. Nella nuova Carta si dice che la Repubblica sarà costituita solo da “Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”. Molti dicono che questa è una modifica truffa, perché la legge Delrio non le ha soppresse come si vuole far credere ed avverrà la stessa cosa adesso. In realtà non può essere una truffa e il motivo è semplice: la soppressione di qualcosa che è previsto dalla Costituzione non è possibile, così come non è possibile il mantenimento di qualcosa che non è previsto da essa. Se il testo dice che la Repubblica è formata da comuni, città metropolitane, regioni e stato, la provincia non può esistere. Cancelliamole dalla Carta per cancellarle di fatto.
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Abolizione del bicameralismo paritario – Senato: eccoci al punto più importante della riforma.
Iniziamo con il descrivere la situazione attuale.
Il Senato della Repubblica è composto di 315 membri eletti direttamente dai cittadini
a cui diamo uno stipendio e che prendono pure i rimborsi per le spese sostenute durante il loro mandato, più i Senatori a vita eletti dal Presidente della Repubblica che, a sua volta, diventerà Senatore a vita per diritto dopo il suo mandato. Il compito del Senato è quello di dare la fiducia al Governo insieme alla Camera dei Deputati. Essendo eletto su base regionale e nello stesso giorno delle elezioni politiche dai maggiori di 25 anni, permette a questi ultimi di scegliere dei candidati a livello regionale da mandare in rappresentanza dei territori locali (minimo 7 per Regione tranne Molise e Valle d’Aosta che ne hanno rispettivamente 2 e 1) in Parlamento per poter votare le leggi proposte dal Governo o per proporre leggi di iniziativa parlamentare o partitica. Una legge, infatti, per poter essere approvata, deve avere la votazione positiva di entrambe le Camere. Se la legge viene votata positivamente dalla Camera, essa passa al Senato che la esamina e dà il proprio voto. Se la legge non piace, ritorna indietro con delle modifiche (emendamenti). La Camera può approvare gli emendamenti o modificare ulteriormente il testo e rimandarla al Senato che la controllerà e la voterà o la modificherà ulteriormente e così via fino a quando la legge modificata non sarà votata da entrambe le camere e potrà essere promulgata. Una legge ordinaria può stare in votazione e a fare ping pong per molti mesi prima di essere approvata. Ci sono state leggi che hanno fatto la navetta per 1500 giorni. Molto spesso i Governi tendono ad usare il percorso più corto del Decreto Legislativo per approvare in tempi record provvedimenti importanti, secondo Costituzione. I Decreti Legislativi possono essere fatti per materie urgenti ma non tutte le leggi possono essere fatte come Decreto Legislativo. Solo quelle più importanti o che sviluppano il programma politico del Governo possono essere convertite in legge tramite Decreto. In questo caso cosa succede? Il Governo pone la fiducia alle Camere. Se le Camere la negano, la legge non passa e il Governo cade. Molto spesso, proprio per una questione di continuità e stabilità, le Camere danno la fiducia e permettono così al Governo di continuare il proprio programma politico. Il governo Monti, per esempio, ha fatto approvare, ponendo la fiducia, la legge Fornero (Decreto Salva-Italia) in 20 giorni circa.
Cosa modifica la riforma?
Intanto il numero dei Senatori che da 320 passano a 100. I 100 saranno composti da 95 eletti direttamente tra i consiglieri regionali e sindaci e 5 dal Presidente della Repubblica. Il nuovo testo della Costituzione aggiunge “in conformità alle scelte espresse dai cittadini”. Cosa significa questo? Significa che dovrà essere promulgata una legge che regolamenterà l’elezione dei Senatori. I senatori verranno comunque presi dai Consiglieri e Sindaci tenendo conto della scelta dei cittadini. Questo non significa che si autoeleggeranno! Non significa nemmeno che noi, comuni mortali, non decideremo chi avrà l’onore di andare al Senato. Infatti voteremo, come abbiamo sempre fatto, i nostri rappresentanti alla Regione e il nostro sindaco al comune. “In conformità alle scelte espresse dai cittadini” significa proprio questo. Altro punto importante: i nuovi senatori non avranno stipendio in quanto percepiscono il loro stipendio da consiglieri o da sindaci. Verrà pure introdotto un tetto massimo. La nuova Costituzione prevede che l’indennità base sia quella del sindaco della città capoluogo. Addio ai 15.000 euro attuali insomma. Facciamo un esempio pratico. Se salisse un ragusano al Senato, egli non potrà percepire più dell’attuale sindaco Federico Piccitto (circa 5.000 euro). Chi contesta questo punto sostiene che così chi fa il sindaco si ritroverebbe a fare pure il Senatore e farebbe male sia il primo che il secondo lavoro. Non credete che almeno, in questo caso, al Senato ci andrà qualcuno che vuole realmente fare il Senatore al di là della poltrona? Qualcuno aggiunge pure che nuovo Senato sarà formato da persone che lo useranno per avere l’immunità. Non è che adesso il Senato non ce l’abbia! Attualmente i 320 senatori hanno l’immunità che è tra l’altro prevista dalla Costituzione attuale e non introdotta dalla riforma. Non vogliamo mandare delinquenti al Senato? Cominciamo con il non votarli a livello locale!
Discorso molto interessante anche nei confronti dei Senatori a vita. Nel 1992 c’erano 11 Senatori a vita. Ogni presidente della Repubblica interpretava il testo costituzionale per come gli piaceva. C’era chi vi leggeva un limite massimo di 5 Senatori a vita in totale e chi, invece, vi leggeva un limite di 5 Senatori a vita per Presidente della Repubblica. Adesso si considerano 5 Senatori a vita per Presidente della Repubblica. Alla fine del proprio mandato un presidente della Repubblica diventa automaticamente Senatore a vita e ci rimane fino a quando la morte non lo porta via da questo mondo. Nel 1992, infatti, Cossiga divenne Senatore a vita e morì nel 2010, dopo ben 18 anni di onorata carriera passiva. In quell’anno, tra l’altro, i senatori a vita erano 11. Rita Levi Montalcini, invece, è stata Senatrice a vita per meriti dal 2001 al 2012, quando la morte l’ha portata via alla veneranda età di 103 anni. Cosa dice la riforma? Che il Presidente della Repubblica può eleggere fino ad un massimo di 5 Senatori (per meriti) e che il Presidente della Repubblica uscente diviene, in maniera automatica, Senatore a vita. Gli eletti dal Presidente avranno un vincolo di mandato di 7 anni e non saranno nuovamente eleggibili. I Presidenti della Repubblica, invece, rimangono al Senato a vita in quanto l’articolo 59 non è stato modificato. La riforma abolirà anche i finanziamenti per i gruppi regionali..
Dal punto di vista “pratico” cosa succede con la riforma?
La Camera dei Deputati avrà il compito di votare la fiducia al Governo e, ovviamente le leggi proposte da esso. La Camera dei Deputati avrà pure la facoltà di promuovere leggi e votarle. Il Senato verrà escluso dalla responsabilità della fiducia ma avrà ancora voce in capitolo su temi importanti come: riforme costituzionali (non possono essere votate solo dalla Camera), Trattati Europei (controllo maggiore anche in questo delicato tema), tutela minoranze linguistiche, elezione del Presidente della Repubblica, ecc… Inoltre il Senato potrà dare pareri sulle leggi approvate dalla Camera entro 10 giorni e proporre leggi alla Camera che le discuterà e voterà.


Conclusioni: La riforma avversata da tanti, secondo il mio punto di vista, non è poi così male. Molti dicono che basterebbe una buona legge per dare stabilità ad un Governo. Abbiamo tanti esempi di Governi caduti per colpa di maggioranze che, di colpo, non sono più maggioranze. Abbiamo anche esempi di partiti politici che alla Camera dei Deputati hanno una maggioranza consistente e al Senato stentano. Vi ricordate nel 2013? Il Movimento 5 Stelle, per fare un esempio, aveva quasi gli stessi seggi del PD, mentre in Senato era molto indietro. Lo stesso PD in Senato aveva una maggioranza di soli 4 senatori, tant’è che non ottenne la fiducia e Napolitano diede l’incarico a Letta che invece la ottenne. Una delle proposte per dare stabilità ai governi è quella di introdurre un vincolo di mandato con il partito con il quale si è stati eletti, pena l’obbligo di dimissioni. Immaginate per un attimo di votare M5S perché vi vedete in quello che questo movimento dice e propone. Dopo sei mesi vi rendete conto che molte cose che ha promesso non le ha mantenute. Potete avere la possibilità di cambiare partito politico o no? Perché un parlamentare eletto con la Lega non può andare nel gruppo misto se il suo partito non rispetta più le sue idee o se le sue idee nel frattempo sono cambiate?

Avere una sola camera che vota la maggioranza delle leggi ordinarie e dare al Senato solo 10 giorni di tempo per esprimere un parere porteranno ad una velocizzazione dell’apparato legislativo senza nessun dubbio. Siamo l’unico paese che ha un bicameralismo perfetto. Quando sento dire che “abbiamo la Costituzione più bella del mondo e non è giusto cambiarla” è come sentirmi dire che non è giusto che il mio amico Salvatore abbia rottamato la sua bella e funzionale Regata a GPL per passare ad una macchina nuova. Anche se la mia collana è di platino e luminosissima, se ha degli spuntoni che mi fanno male al collo, non la metto ma ne compro un’altra anche se di rame.

Indro Montanelli (https://www.youtube.com/watch?v=D3UK8a7-lT8), giornalista che ammiro da sempre, maestro di Travaglio, sosteneva che il primo difetto della Costituzione era la ripartizione dei lavori della Costituente che aveva 600 elementi eletti tra le forze politiche (DC, Comunisti e Socialisti). Questi, per rendere la stesura della Costituzione più facile, diedero solo a 75 persone questo compito. Questi 75 si divisero in piccole sottocommissioni che ebbero diverse mansioni, costruendo, pezzo per pezzo, il testo. I singoli pezzi furono scritti in maniera impeccabile, ma le giunture che dovevano unirli non erano adatte a creare un lavoro univoco ed omogeneo. Il secondo difetto è stato partire dal concetto opposto a quello dei costituenti tedeschi. Per i padri costituenti tedeschi l’origine del nazismo è stata possibile a causa della Repubblica di Weimar e dall’impossibilità dell’esecutivo di governare con stabilità, in quanto troppo assoggettato al volere dei partiti. I nostri costituenti partirono dal presupposto contrario: il Fascismo era il premio dato ad un esecutivo che governava senza partiti e controlli. Si doveva quindi togliere la possibilità al Governo di avere troppo potere. Paradossalmente, in Italia, abbiamo creato il sistema Weimar che in Germania portò al totalitarismo nazista. In 70 anni abbiamo avuto 63 governi. Se pensate che un Governo dovrebbe governare per 5 anni, capite che solo Berlusconi ci riuscì. Ci riuscì per le alleanze e i favori contraccambiati. Votare No, significa mantenere questo sistema.

Dare la possibilità ad un Governo, qualsiasi esso sia, di governare e fare le proprie riforme senza ostruzionismi dettati da simpatie, antipatie e favoritismi, per cinque anni, significa smetterla di avere governi tecnici ogni anno e mezzo. Significa smetterla di avere esecutivi che modificano e cancellano immediatamente quello che hanno fatto i precedenti governi e vedere le loro riforme cancellate nuovamente dopo pochi mesi a seguito di un’altra crisi politica.

La verità è che abbiamo paura di far governare qualcuno, di lasciarlo lavorare per cinque anni per premiarlo o castigarlo alle prossime elezioni. Preferiamo invece l’instabilità politica e non venitemi a dire che basta la legge elettorale a dare stabilità politica. Il governo Berlusconi nel 2011 aveva una maggioranza schiacciante. Vi ricordate cosa successe con Fini? Quella fu la dimostrazione che non basta avere una maggioranza netta per governare, bisogna andare oltre. Cambiare le fondamenta del sistema. Se avete una casa che ha delle fondamenta fragili, non basta rinforzare le pareti interne ed esterne. Prima o poi crollerà lo stesso.

Pensateci bene. Cosa può accadere se vince il Sì? Deriva autoritaria? Quale deriva autoritaria potrebbe nascere se i cittadini hanno comunque la possibilità di fare elezioni ogni 5 anni? La Camera dei Deputati può ancora sfiduciare il Governo. Il Presidente della Repubblica può ancora sciogliere la Camera. Abbiamo ancora delle garanzie e non succederà un bel niente. L’articolo 138 della Costituzione, che permette di modificare la stessa, non è stato modificato. Questo significa che, se la riforma non andrà bene, potrà esserne fatta un’altra allo stesso modo di come è stata fatta questa. Questa riforma non c’entra nulla con i partiti, con il PD e con Renzi.

Non ho mai votato PD, ho votato sempre a sinistra prima del M5S. Poi, quando ho aperto gli occhi su questo movimento e sul suo leader, ho deciso di non votarli più. E’ da anni che non mi sento rappresentato da forze politiche di maggioranza e la mia decisione non c’entra un bel niente con la mia visione politica. Mi sono stancato di essere preso per Pdiota o Renziano da chi non capisce che i miei pensieri sono scollegati dal tifo politico. Non voto Sì per appoggiare Renzi, e non voterei No per mandarlo a casa. Questo ragionamento è da ignoranti. Renzi non durerà per sempre. Se non vi piace come governa, avrete la possibilità di mandarlo a casa alle prossime elezioni, eleggendo altre forze politiche tra i vostri rappresentanti.

Tra i punti citati prima, come avete capito, per me, sono più i pro che i contro di questa riforma. E’ per questo che, adesso, dopo tre mesi di studio e discussioni, dopo tre mesi di dibattiti politici e letture, dopo aver letto e riletto il nuovo testo Costituzionale, io voto sì.

Commenti e critiche ben accetti, se fatti in maniera educata, senza attacchi personali e senza che si entri nel merito delle simpatie politiche. Di simpatie politiche ne parliamo in un altro momento.

#iovotosi

EDIT: corretto il testo per una svista. L’art.59 della Costituzione non è stato modificato. Questo significa che i Presidenti della Repubblica saranno senatori a vita. Quindi per loro, sostanzialmente, non cambia nulla. Per i loro nominati il vincolo di mandato è 7 anni e non saranno rieleggibili.

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Il discepolo 1816…

Guardate il video e capite cosa sta succedendo! Ragazzi, non scherziamo più. Se avete una coscienza, allora sarete capaci di notare le similitudini tra la Loggia Massonica P2 di Ligio Gelli, e il piano politico perpetrato in questi anni da Silvio Berlusconi… Qua non c’è anti-Berlusconismo o giustizialismo che tenga… Cazzo! E’ in ballo il futuro del nostro piccolo ano… E io non voglio che mi venga esageratamente allargato!

Caso Alitalia 2: Ecco Gli Sviluppi(?)!

Da www.italiadeivalori.it del 6 settembre 2008:

Ora che ne conosciamo i dettagli possiamo affermarlo con certezza: l’operazione del governo su Alitalia non è un salvataggio, ma una colossale porcata. La peggiore nella storia dei rapporti, già di per sé poco edificanti, tra un certo capitalismo di relazione e la politica. Il governo ha fatto coriandoli del codice civile, delle norme europee e di quelle antitrust.

Con questa operazione, che ripulisce Alitalia da ogni debito, da ogni elemento di rischio e lascia a questi intrepidi imprenditori soltanto la ‘ciccia’, ovvero il marchio, il monopolio delle ricchissime rotte italiane e un’importante flotta aerea, si è deciso di fare un colossale regalo a sedici famiglie amiche. Non si tratta di capitani coraggiosi, ma di imprenditori che, grazie allo Stato, campano di tariffe, appalti e debiti.

Diciamolo con franchezza: con tutto questo, il mercato e l’impresa non c’entrano proprio niente. Siamo, invece, nel campo delle più smaccate prebende di Stato. Ci rammarica profondamente, per il ruolo che svolge e per la storia personale, trovare in questa rete anche il presidente degli industriali. La cosa più vergognosa e che rende il tutto una vera e propria truffa è che il prezzo di questo regalo, tra il debito di Alitalia ed il costo sociale degli esuberi, lo pagheranno gli italiani e sarà di almeno un miliardo di euro.

E’ per questo che intendo proporre al mio partito di lanciare la campagna nazionale ‘Fateci tutti soci’. Almeno per una volta cambiamo lo spartito per cui agli italiani vanno i debiti ed a pochi privilegiati della politica i profitti. Trasformiamo Alitalia in una grande public company e istituiamo un fondo per l’azionariato popolare diffuso con quote a partire dai dieci euro: in questo modo si consentirà anche a pensionati e casalinghe di partecipare a questa abbuffata di Stato, al posto soliti noti. Quanto al Partito Democratico, speriamo che inizi a interrogarsi sull’opportunità che il figlio e socio dell’investitore più coinvolto in questa deprecabile operazione continui ad essere il ministro ombra dello Sviluppo Economico.

Finalcial Times del 26/06: O no! Non di nuovo!

Traduzione:

Ancora una volta Berlusconi si focalizza su se stesso, non sull’Italia!

Silvio Berlusconi è al potere in Italia da 50 giorni. Guardare il suo nuovo governo in azione è come stare seduti a vedere un vecchio e brutto film già visto. Quando il leader di Forza Italia ha governato l’Italia l’ultima volta dal 2001 al 2006, ha speso troppo tempo a legiferare per proteggere sé stesso dai procedimenti giudiziari e troppo poco per riformare l’economia italiana lumaca. Certamente è ancora troppo presto per dare giudizi. Ma l’ultima prova del governo di Berlusconi ha già i connotati di un’altro show dell’orrore.
Ancora una volta, il settantunenne primo ministro sta spendendo molta della sua energia politica legiferando per proteggersi dai pubblici ministeri italiani. Vuole fare approvare una legge che sospenderebbe per un anno molti processi le cui sentenze  prevedono condanne inferiori ai 10 anni. Se questa legge verrà approvata, un processo previsto per il mese prossimo, nel quale il signor Berlusconi è accusato di aver pagato 600.000 dollari al suo avvocato inglese David Mills, verrà affondato. Non c’è bisogno di dire che l’opposizione ha bollato la legge come “Decreto Salva-Premier“.

Ma Berlusconi non si ferma qui. Sta cercando di introdurre una legge che darebbe l’immunità da processi alle alte cariche dello Stato, incluso sè stesso. Una legge del genere sarebbe impensabile in molti stati occidentali, ed è stata dichiarata anticostituzionale dalla Corte Costituzionale italiana quando, nel 2004, ha provato ad introdurla. Ora, ritornato al suo ufficio, Berlusconi ci riprova. Tutto ciò desterebbe un modesto interesse se Belrlusconi ci mettesse la stessa energia per riformare la lumaca economia italiana. Ma anche qua le paure crescono. L’ultima volta che è stato al potere, l’errore più grave che avesse potuto fare è stato lasciare incontrollata la spirale dei debiti e del deficit. Ci si domanda se stiamo per rivedere la stessa cosa. La scorsa settimana il governo Berlusconi ha introdotto un budget che risanerà il deficit pubblico passando dall’1,9% del prodotto interno lordo del 2007 al 2,5% del 2008. Tale crescita può essere giustificata da una crescita economica bassa; ma non c’è ancora traccia di un controllo sulla spesa pubblica attuale da parte del governo. Per il bene dell’Italia, i miglioramenti devono partire da qui. La nazione ha una delle più basse crescite economiche della zona-euro. C’è bisogno di un governo serio e responsabile per invertire il processo. Ieri il signor Berlusconi ha affermato che i Pubblici Ministeri italiani lo hanno sottoposto ad un calvario senza fine. Ma l’unico calvario a cui sia mai stato sottoposto qualcuno in questa storia è quello sopportato dall’Italia, che necessita una drammatica inversione di tendenza delle sue sorti politiche ed economiche.

Traduzione di Vincenzo Nuzzarello

Pdl: Pecorella e il Lodo-Schifani! Scandaloso!

Oggi, mi sono ritrovato su Google e mi è venuta l’idea di passare a fare visita al sito del Popolo della Libertà. Mi sono chiesto: “cosa diranno i PDListi ufficialmente riguardo questo decreto Blocca-Processi?” Magari è la volta buona che scopro qualche retroscena di cui non ero a conoscenza. O semplicemente ascolto l’altro lato della campana. Chissà, magari a furia di leggere, leggere e leggere articoli sul sito di Italia dei Valori, ho tralasciato una delle componenti fondamentali del buon giudizio: ascoltare sempre le varie versioni in gioco e poi schierarsi!

Così, bello e deciso, mi avvio a scrivere PDL sulla barra di ricerca di Google, e mi spunta questo link.

Intravedo una grafica molto accattivante, piena di sfumature azzurre. Faccio lo scrolling della pagina e vedo dei link riguardanti le ALTRE NOTIZIE. Mi salta subito all’occhio la dicitura “I FATTI DEL BUON GOVERNO”, che mi sembra proprio una forma di autoconvincimento, più che un dato di fatto, e poi l’occhio mi va a finire su PECORELLA: Blocchiamo sospensione processi se Pd vota il lodo.

Chi è Pecorella? Un deputato del PDL naturalmente. E cosa sta dicendo? Sta parlando a Radio Radicale (!) di come il PDL sia disposto a ritirare la proposta Blocca Processi, di cui ho parlato qua, se il PD di Veltroni voterà a favore del Lodo-Schifani. Cos’è il Lodo-Schifani? Il Lodo-Schifani è un decreto legislativo che mira a creare una cerchia di politici, definiti “alte cariche dello Stato”, che verranno resi intoccabili da processi per cinque anni!

Pecorella quindi dice che se il PD voterà a favore, allora la Blocca-Processi verrà ritirata, ma si otterrà qualcosa di analogo e peggiore! Ciò per cui Silvio Berlusconi ha voluto fortemente le elezioni anticipate e ha proposto con urgenza la Blocca-Processi: salvarsi il culo da una sentenza che arriverebbe a Settembre e che rischia di condannarlo per un minimo di sei anni! Se pensate che questa è una cosa che sto dicendo io, che sono dichiaratamente “dipietrista”, vi sbagliate… E’ proprio Pecorella che lo dice!!! Ecco una parte dell’intervento:

Potremmo andare in tempi brevi all’approvazione del lodo, se l’opposizione si dichiarasse disponibile ad approvarlo, senza nemmeno passare attraverso la sospensione dei processi cosi’ come previsto ora dal decreto sulla sicurezza.

E ancora:

Il processo a Silvio Berlusconi terminera’ a fine settembre ed e’ chiaro che un presidente del consiglio che avesse su di se’ la condanna per una pena molto grave, come per il tipo di reato contestatogli, difficilmente potrebbe continuare a presentare sulla scena internazionale con sufficiente credibilità. Quindi o si corre questo rischio, che per il Paese sarebbe un disastro, o si approva auspicabilmente con l’opposizione una legge che sospende i processi per le alte cariche dello Stato…

In sostanza Pecorella sta ammettendo che tutta questa menata sul Decreto Sicurezza è solo volta a tutelare “l’immagine” del presidente del consiglio (non il culo?), che, se venisse condannato, provocherebbe un disastro sulla scena internazionale, perché non potrebbe continuare a operare con sufficiente credibilità! Pecorella forse ha dimenticato che all’Estero, Berlusconi NON ha credibilità! Ha volutamente dimenticato di dire che all’Estero ridono di tutti noi italiani, perché siamo gli unici capaci di fare salire al governo un delinquente pluripregiudicato e “pluriautosalvatosi” per QUATTRO volte, andando contro la Costituzione per la quale molti dei nostri nonni sono morti!

In Italia tutti devono essere sottoposti a processo qualora commettano fatti “poco edificanti”. E’ la nostra Costituzione che lo dice. La legge è uguale per tutti, si dice. Tranne che per Silvio Berlusconi, unico uomo capace di: corrompere un avvocato (Mills) per modificare atti giudiziari che lo riguardano; avere legami con la mafia; avere il controllo dell’informazione, che dovrebbe essere “libera”; possedere tre reti nazionali, di cui una abusiva, Rete 4, il cui posto spetta di diritto a Europa Sette, e che la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato non regolamentare chiedendo che venisse spostata sul satellite (cosa che non è stata fatta e che ci sta costando 350.000 euro di multa, per ogni giorno in cui Rete 4 rimane dov’è); e tante altre cose che potrete simpaticamente leggere nel mio precedente post, che già vi ho segnalato…

IL MIO SOGNO CONTINUA: